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Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing® - Rolfing®: armonia ed equilibrio nella struttura corporea attraverso il tocco e l'educazione al movimento. Integrazione Strutturale, Postura , Benessere, Fascia
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Un bellissimo estratto video tratto dalla conferenza live “Rolfing e Danza” tenutasi lo scorso 26 Marzo (2021). Marina Blandini e Annapaola Bacalov sulle immagini proprie e di Nicola Carofiglio, spiegano come il Rolfing sia uno "Strumento" estremamente utile per il danzatore e per coloro che usano il proprio corpo come mezzo di espressione artistica. Con la direzione Artistica di Marina Blandini, un montaggio breve e incisivo degno di nota. “Il Rolfing®️ dà Strumenti, Il Rolfing®️ ti insegna a conoscere il tuo corpo, il Rolfer®️ ti aiuta a liberare le rigidità, le restrizioni… Ti aiuta a notare gli automatismi che tu ripeti costantemente che spesso creano ancor più tensioni… ma soprattutto dà strumenti” Cit. Marina Blandini - Certified Advanced Rolfer™ e Coreografa "Oltre al lavoro sul tessuto connettivo, e quindi sulla struttura del corpo, si lavora sulla funzione, e cioè su come funzioniamo, su come respiriamo, su come ci muoviamo, camminiamo, ci alziamo. Molte volte i dolori vengono proprio da un uso improprio del corpo." Cit. Annapaola Bacalov - Danzatrice, Coreografa e Certified Rolfer™ Un esempio di apertura alla conoscenza di come la geniale intuizione di Ida Pauline Rolf (Fondatrice del metodo Rolfing) abbia orientato la Ricerca Scientifica e di come le relative scoperte abbiano migliorato la pratica professionale anche in ambito artistico. Nel Video Marina Blandini, Coreografa e Professore danza contemporanea, Advanced Rolfer e operatore Rolf Movement Annapaola Bacalov Danzatrice, Coreografa e Rolfer, condivide la sua ricerca sul corpo in ascolto e in movimento Nicola Carofiglio Certified Rolfer, membro facoltà europea di Rolf Movement™, Danzatore, Coreografo, Istruttore di Gyrotonic e Gyrokinesis Pierpaola Volpones Chair della Faculty Europea del Rolfing Regia live di Eleonora Celli Presidente di FRI – Formazione Rolfing Italia - www.formazionerolfing.it MAGGIORI INFORMAZIONI QUI
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"A World of Opportunity at Rolfing® School" è la video intervista a John Armstrong, presidente dell'European Rolfing Association e pubblicata sul sito ufficiale www.rolfing.org, in cui il si spiegano i vantaggi della formazione e soprattutto gli elevati standard con cui essa viene erogata. Docenti internazionali, di grande esperienza per un'alta formazione professionalizzante ideale per Rolfer™ che desiderano approfondire le loro conoscenze o per coloro già esperti in altre discipline e che desiderano intraprendere una percorso di formazione e approfondimento per diventare un Rolfer™. Pubblicato il 27/11/2019 in calce il video ufficiale. Per informazioni sulle attività formative in Italia, si rimanda al sito ufficiale della formazione www.formazionerolfing.it Fonte: European Rolfing® Association Articolo Originale: A World of Opportunity at Rolfing® School" Direzione Artistica: Marina Blandini (ITA) Edito da: Royal Academy – royalacademy.it Prodotto e supportato da European Rolfing® Association e.V. Tutti i diritti sono riservati
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C'è una parte del nostro corpo che può rappresentare la soluzione ideale per risolvere i problemi articolari e migliorare le prestazioni sportive delle persone: si tratta della Fascia muscolare, quel tessuto connettivo che si irradia per tutto il nostro corpo e che è dotato di una straordinaria potenza, molto spesso sottovalutata. Negli ultimi decenni, però, medici, biologi e fisioterapisti hanno iniziato a studiarla a fondo, comprendendone l'enorme valore per la nostra salute. Ma come è composta la Fascia ed in che modo si irradia nel nostro corpo? Esistono varie 'reti', connessioni e catene di tessuto connettivo. Vediamone insieme le principali: 1) La rete delle fasce addominali La rete delle fasce addominali è composta da tre strati: uno verticale - che va dallo sterno al pube -, uno diagonale e uno orizzontale. 2) La connessione del petto con il braccio All'interno dell'avambraccio esiste una catena mio-fasciale, che attraversa il gomito e i bicipiti, per poi connettersi ai pettorali e allo sterno. 3) La catena che attraversa arco plantare, adduttori e pavimento pelvico Questa catena corre dall'arco del piedi, attraverso gli adduttori, e arriva al pavimento pelvico. In questo modo rafforza l'articolazione del ginocchio. 4) La catena spalle-gomito Essa corre dalla parte esterna del braccio ed è connessa con il deltoide, alcuni parti del trapezio, il collo e la spina dorsale. 5) La fascia della coscia Questa Fascia corre dal bacino e arriva fino sotto il ginocchio. 6) Catena dorsale diagonale Questa complessa catena collega la parte superiore con la parte inferiore del corpo. Corre dal gluteo fino ad arrivare al grande dorsale e viene ricoperta da una fascia che si estende su tutto il dorso. 7) La Rete Il tessuto connettivo percorre tutto il corpo. Dove si addensa, forma catene che connettono varie parti del corpo, inclusi muscoli e ossa. Ricerca scientifica e Fascia: il parere degli esperti. Tra i massimi esperti mondiali sulla Fascia c'è il Dr. Robert Schleip, biologo, ricercatore e direttore della Fascia Research Group alle Università di Ulm, in Germania. Schleip chiama il tessuto connettivo “l'organo Cenerentola”, perché per centinaia di anni questa struttura è rimasta ignorata dalla ricerca, pur occupando ben il 20% del volume del corpo umano. Schleip si è avvicinato alla Fascia quando lavorava come Rolfer, professione che lo aveva portato a scoprire gli incredibili risultati che si riuscivano ad ottenere lavorando su questo tessuto connettivo. Agli inizi dei suoi studi, per la medicina la Fascia era quasi considerata un 'fastidio': “nei corsi di anatomia – spiega lo studioso - i dottori erano addirittura contenti quando potevano togliere quello che era visto come un semplice tessuto bianco senza forma, che se eliminato rendeva più visibili la carne rossa e gli organi.” Siegfried Mense, Professore di Anatomia alle Università di Heidelberg, Germania, prevede che “il tessuto connettivo sarà sempre più importante nelle valutazioni dei medici, insieme a muscoli ed articolazioni”. Il motivo è semplice: “la fascia dorsale ha più ricettori nervosi che i muscoli erettori della schiena“. Ciò significa che la rete di tendini, legamenti e tessuto connettivo costituisce semplicemente il più grande organo sensoriale del corpo umano. Essendo collegata anche con il sistema nervoso simpatico, inoltre, la rete connettivale influisce in modo sensibile anche sullo stress. Anche l'Italia sta dando il suo apporto alla ricerca sulle Fasce. Ad occuparsene, con successo, sono i ricercatori Carla ed Antonio Stecco, considerati tra i pionieri degli studi sul tessuto connettivo, i quali recentemente hanno scoperto che in persone con problemi alla cervicale, la Fascia nella zona del collo è più densa rispetto a quella in persone sane. L'età e lo stato della Fascia: i bambini e gli anziani. L'età dell'individuo si riflette in modo profondo sullo stato del tessuto connettivo. Mentre i giovani hanno una tipologia di tessuto che assomiglia ad una sorta di 'calza di nylon', col passare degli anni si formano collegamenti trasversali e, quando ci si avvicina la vecchiaia, il tessuto perde la sua elasticità. “E' come il corpo avesse un vestito troppo piccolo”, sottolinea la Rolfer, istruttrice di Fascial Fitness e di Yoga Daniela Meinl. “Il nostro intervento chirurgico sulle Fasce aiuta i bambini che soffrono di paralisi spastica”, spiega Peter Bernius, primario del reparto Pediatria e Neuro-ortopedia all'ospedale Schön, a Monaco di Baviera. In questi soggetti gli spasmi muscolari fanno indurire la muscolatura e anche le Fasce, fino al punto che il muscolo non ha più la capacità di muoversi ed i pazienti iniziano a camminare sulle punta dei piedi. Con l'intervento sul tessuto connettivo, invece, la maggior parte dei pazienti riesce a muoversi meglio ed a ritrovare la fluidità di prima Gli esercizi specifici, come lo stretching dinamico, 'ringiovaniscono' le strutture fasciali, perché stimolano delle cellule nel tessuto connettivo, chiamate fibroblasti, a rinnovare la rete di collagene. Affinché questo si verifichi con cambiamenti misurabili, spiega il Dr. Schleip “si impiegano tra le 9 e le 14 settimane”. La Fascia e lo Sport, un legame sempre più stretto. Le potenzialità della Fascia sono al centro delle ricerche e delle pratiche sportive di ogni tipo, dal calcio al golf fino al basket. Uno dei connubi più famosi in tal senso è quello voluto dal capo fisioterapista della nazionale tedesca di calcio Klaus Eder, che da decenni sta ottenendo risultati impressionanti grazie al suo lavoro sul tessuto connettivo. Kristina Rothengatter, giocatrice golf professionale, racconta così la sua esperienza: “volevo diventare più mobile nelle articolazioni dell'anca e delle spalle per poter colpire più forte la pallina. Per questo mi sono rivolta ad un allenatore Fasciale. Grazie a lui ho cambiato completamente la mia routine di riscaldamento: mentre prima facevo stretching statico, ora faccio stretching in movimento”. Molti atleti lavorano autonomamente sulla Fascia grazie ad un attrezzo specifico, il Blackroll. A spiegare come ci pensa il giocatore di basket Andrej Mangold: “per noi usarlo è ormai diventata routine, tanto che i nostri allenatori chiamano questa pratica igiene muscolare, che come la igiene orale va praticata ogni giorno”. Che effetti ha questa 'pratica quotidiana'? “All'inizio mi faceva male, ma ora lo sento come massaggio rilassante, ed inoltre i miei tempi di recupero si sono accorciati”. Il Rolfer e studioso della Fascia Markus Rossmann lavora soprattutto con allenatori di calcio, ai quali insegna nuovi sistemi di allenamento e particolari metodi di 'manutenzione' delle fasce. Nella sua attività con gli sportivi, Rossmann ha dimostrato che quando si ha una rete fasciale più elastica il corpo usa meno energia, e che una corretta stimolazione del tessuto connettivo da parte del professionista aumenta le prestazioni dell'atleta. La maggior parte dei terapisti sportivi, come Klaus Eder, lavora sulle Fasce a mani nude, mentre altri, come Sven Kruse, adottano strumenti particolari per non compromettere le proprie dita. Lo Yoga Fasciale. Un'altra variante dell'allenamento delle Fasce è lo Yoga fasciale. In esso si cambiano gli angoli di lavoro degli arti e si introducono elementi dinamici, come lo spostamento del piede o una inclinazione della parte superiore del corpo. Questo perché, conclude la Rolfer Daniela Meinl “la parte tendinosa delle fasce non viene stimolata abbastanza nello yoga classico”. Fonte: Focus Germania, 7 Novembre 2015 traduzione e sintesi di Marcel Teeuw Certified Rolfer® e Rolf Movement™ Practitioner
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Quando l’occhio mi cade su disegni anatomici raffiguranti il corpo femminile durante la gravidanza, rimango colpita ogni volta di quanto il corpo delle donne sia disponibile ad aprirsi, cambiare ed accogliere.... (Parlando di Rolfing) Le donne che hanno “preparato” il loro corpo per questa rivoluzione, rendendosi più elastiche e fluide, integrate con la gravità, sicuramente risentiranno meno della sollecitazione che il peso del pancione darà sulla zona lombare, distribuendo e scaricando il peso a terra in maniera più economica. Inoltre, dopo il parto, il recupero dell’integrazione strutturale sarà più veloce, magari preparando il corpo per una seconda gravidanza, o comunque rendendo più lievi le incombenze soprattutto fisiche dei primi anni del bimbo. LEGGI TUTTO Articolo tratta dal blog di Maria Cristina Crivellari (https://www.cristinacrivellari.it/) - Certified Advanced Rolfer™ e Rolf Movement™ Practitioner
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In questo articolo, Sonia Sommer, Structural Integration Practitioner, ci spiega come l'integrazione strutturale riesca a mettere in luce le cattive abitudini causa dei fastidi di ogni giorno, restituendo un senso di benessere e ridonando nuovamente la motivazione perduta. Nell'articolo vengono elencati i 5 benefici principali del Rolfing®: Migliora la capacità respiratoria Da sollievo ai dolori cronici Ridona benessere emotivo Migliora la Postura Riallinea il tuo corpo e ri-allinea la tua vita CHIEDI MAGGIORI INFORMAZIONI AL ROLFER PIU' VICINO A TE CLICCA QUI Leggi tutto nell'articolo originario qui Articolo originale tratto da https://soniasommer.com
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Il numero di testimonianze toccanti sui benefici del Rolfing® è sempre più crescente in tutto il mondo, la seguente video testimonianza è stata rilasciata a Coko Mayuko Nakashima, Certified Rolfer™ operante a Vancouver: Sentire lo spazio nel mio corpo - La cosa più importante per me è imparare di più sul mio corpo e sulle fonti di stress. È come costruire una relazione con il mio corpo e imparare a comprendere il suo linguaggio. Questa è una grande cosa. " – Summer — Vancouver, BC Fonte Originale: https://www.cokobodybalance.com Canale YouTube: Coko Mayuko Nakashima
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Il Rolfing® può essere un valido ausilio per la Fascite Plantare, Alan Richardson, Advanced Rolfer™ & Rolf Movement™ Practitioner Inglese, ci mostra un modo per lavorare sulla Fascite Plantare utilizzando l'approccio Rolfing®.
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“Il training avanzato ti dà la possibilità di approfondire le conoscenze ed abilità che hai acquisito con il tuo lavoro. Cit. Pierpaola Volpones - Insegnante del corso Advanced Rolfing® Training è un corso (riservato ai soli Rolfer™ associati all'Associazione Italiana Rolfing®) Avanzato perché ti fa veramente avanzare e progredire: sia nell’acquisizione di tecniche più complesse e raffinate da utilizzare con i tuoi clienti, sia nel fare un “aggiornamento” del tuo stato di Rolfer™, ovvero ti permetterà di ampliare la tua visione, consolidare le competenze già acquisite, ed imparare nuove tecniche ancora più avanzate. TRE MODULI PER SPERIMENTARE Pierpaola Volpones, insegnante del corso, Chair della Faculty Europea del Rolfing® ha pensato di suddividere il training in tre parti per darti la possibilità di provare e sperimentare con i tuoi clienti ciò che stai imparando fra un modulo e l’altro e tornare in classe con osservazioni, richieste specifiche e commenti. Il suo modo di insegnare e di praticare il Rolfing è basato sull’approccio manuale, il tocco della fascia rimane per Pierpaola un elemento essenziale della pratica del Rolfing®. Il body reading è ciò che ci aiuta a “vedere” come il corpo si organizza nella spazio, come la gravità lo attraversi; ci aiuta a comprendere il territorio in cui agiremo. INTERAZIONE ATTIVA "L’interazione con il cliente è l’altro elemento indispensabile per la buona riuscita del lavoro; attraverso l’alleanza con il cliente possiamo imparare la risonanza e quindi incontrare la persona ad un livello profondo. Questo è ciò che troverai nel mio training di Rolfing Avanzato” COSTI Early Bird: Per iscrizioni entro il 31 Dicembre 2020: €4.700 Regular: €4.900 LA DATE Modulo 01: 11-17 Gennaio 2021 Modulo 02: 10-18 Maggio 2021 Modulo 03: 19-27 Luglio 2021 Iscriviti adesso! Inviaci una mail con i tuoi dati per ricevere maggiori dettagli e conoscere le modalità di pagamento: ISCRIVITI
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"Il Benessere corporeo (e non solo) si esprime nella forma e nella fluidità del movimento. Il Rolfing®, in breve tempo, ridà forma al tuo benessere in modo visibile e duraturo. Grazie al lavoro sulle Fasce e alla rieducazione corporea possiamo ringiovanire il nostro corpo e riapropriarci di una flessibilità e fluidità da tempo dimenticata.“ Maggiori informazioni su www.rolfingveneto.org Maggiori informazioni su Roberto Rosolen qui
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Sono fisioterapista: il Rolfing ha cambiato la mia vita personale e professionale -- Bibiana Badenes Rolfing e Fisioterapia: Fascia e Movimento: nuove prospettive in ambito riabilitativo. Come la terapia fasciale ha cambiato la mia vita e la mia professionalità. Quarto incontro della serie: ROLFING • TERAPIA FASCIALE • ARTI CORPOREE Tra ricerca, tradizione, innovazione e applicazione, in occasione del 125esimo anniversario della nascita di Ida Pauline Rolf, l'Associazione Italiana Rolfing, a partire dal 20 Marzo, ha lanciato una serie di incontri tematici, online e gratuiti, con diversi professionisti del lavoro corporeo, che hanno già integrato, con successo, nel loro flusso di lavoro quotidiano le ultime scoperte sulla Fascia. Moderatrice: Marina Blandini, Advanced Rolfer e operatore Rolf Movement Intervengono: Bibiana Badenes Fisioterapista, Rolfer e operatore Rolf Movement - Enrico Camilletti Rolfer e Fisioterapista - Pierpaola Volpones Chair della Faculty Europea del Rolfing. Con la regia di Eleonora Celli Presidente di FRI – Formazione Rolfing Italia
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La Fascia ha un aspetto membranoso e avvolge tutte le strutture del corpo. Fornisce supporto, protezione e forma agli organismi. Avvolge e isola le strutture profonde del corpo. Il sistema di fasciale è caratterizzato da una capacità di scorrimento e spostamento e permette piccoli movimenti fisiologici, come battito del cuore e movimenti maggiormente visibili come l'espansione dei polmoni durante la respirazione. Il video mostra una rappresentazione artistico concettuale della fascia. Choreography: Irene Cortina González Costume: Christin Noel Music: Paul Dill Dancers: Katharina Malong, Irene Cortina González Camera & editing: Svea Poestges Make up & hair: Carolin Schöldgen
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Gli effetti collaterali della tecnologia moderna sono svariati, dalla perdita di sonno, causati dalla luminosità dello schermo, all’alterazione posturale derivante dalla caratteristica posizione che si assume quando guardiamo i nostri smartphone, al cui riguardo la ricercatrice Amy Cuddy della Harvard Business School, scrive: “stanno trasformando la nostra postura, contorcendo i nostri corpi in quello che il fisioterapista neozelandese Steve August definisce iGobba (‘iHunch’). Ecco un interessante approfondimento in italiano sulla iGobba, un articolo pubblicato su Rolfing® Sicilia: LEGGI TUTTO Fonte: Rolfing® Sicilia - www.rolfingsicilia.it Original Source: New York Times
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In un recente articolo comparso sulla rivista GEO, si parla della “scoperta” di un universo interno la cui funzione è ancora poco conosciuta. Oggetto dell’articolo è il tessuto connettivo, in particolar modo le fasce. Delle particolari guaine fibrose e biancastre che stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella ricerca medico-scientifica. Numerosi sono infatti gli studiosi, che partendo da interessi differenti, ne hanno sottolineato la centralità nella genesi e nel mantenimento di diversi disturbi fisici, in particolar modo di quei fastidiosi e cronici dolori dell’apparato muscolo-scheletrico che sembrano non avere un riscontro causale nelle indagini diagnostiche tradizionali (RM, RMI, TC, RX). A parlarne, nell’articolo, è la professoressa Carla Stecco, docente di Anatomia presso l’Università di Padova. Come spesso accade, il punto di partenza è un problema personale. La docente racconta che all’età di 18 anni rimase coinvolta in un incidente stradale che le procurò una distorsione cervicale, problema che risolse con l’applicazione dei protocolli di intervento che normalmente si prescrivono in queste situazioni. Il dolore sparì, i giorni passarono e l’episodio venne archiviato come una brutta parentesi, una pagina nell’album dei ricordi della nostra vita. Con il passare del tempo, racconta la professoressa, e con l’adozione di posture sedentarie e abituali (gli studenti e coloro che lavorano dietro una scrivania hanno ben chiara questa immagine), iniziarono a comparire dei dolori inspiegabili, o almeno di intensità non giustificabile. Tutti, o la gran parte delle persone, sanno bene a cosa si riferisca la docente: quei dolori che ti spingono alla ricerca di un rimedio, che ti portano da uno studio all’altro alla ricerca di una causa ma soprattutto di una soluzione, quelle via crucis che spesso terminano contro un muro fatto da tre semplici parole “Ci deve convivere”. Questa è infatti la frase che molte persone si sentono ripetere al termine di questi pellegrinaggi della speranza su un cammino lastricato di visite mediche, farmaci, iniezioni, terapie, soldi e tempo. Ed è proprio durante questa ricerca che la dottoressa Stecco entra in contatto con un fisioterapista e per la prima volta sente il termine fascia. Nei corsi universitari, durante le dissezioni dei cadaveri, il tessuto connettivo è considerato una parte da eliminare, viene separato dagli organi e dai muscoli senza prestarvi alcuna attenzione. Esso è invece una struttura di raccordo, spiega la professoressa, “il tessuto connettivo lo troviamo ovunque, non solo nei tendini, nei muscoli e nelle cartilagini. Attraversa tutto il corpo come una rete, connettendo le diverse parti dalla testa ai piedi, dall’esterno all’interno. Avvolge e penetra tutti gli organi”. Se fingessimo di togliere tutto dal tronco, fino al tessuto connettivo, la forma umana rimarrebbe completa: ogni organo, muscolo, ogni parte rimarrebbe dov’è, vuota certo, ma comunque ben posizionata e riconoscibile. Ci sono diverse tipologie di tessuto connettivo, che si differenziano sia per il tipo di cellule che lo compongono sia per la natura della matrice extracellulare presente. La natura di questa matrice determina le caratteristiche dei diversi tipi di tessuto connettivo: si va da una matrice extracellulare fluida (sangue e linfa) in cui possono essere trasportati diversi tipi di cellule connettivali (eritrociti, leucociti, ecc.), ad una matrice solida ma lassa che prevede il passaggio dei vasi sanguigni e delle sostanze, fino ad una matrice calcificata (tessuto osseo) che permette di creare strutture resistenti. L’interesse della studiosa è attirato dal tessuto connettivo lasso, che fa parte del “tessuto connettivo propriamente detto”, caratterizzato dalla presenza di numerose cellule con tipologia variabile mentre la sostanza amorfa è povera di fibre e non particolarmente densa, si presenta vischioso ed oleoso ed è disposto tra le diverse fasce, muscoli ed organi, ma anche all’interno dei singoli strati fasciali garantendo l’autonomia dei diversi elementi. Il connettivo lasso, dice la professoressa, permette al corpo in movimento l’armonia dello scorrimento interno. I muscoli infatti sono avvolti da questo tessuto ed ogni contrazione, ogni allungamento vengono trasmessi al tessuto connettivo che accompagna il movimento rendendolo fluido e armonioso. L’ipotesi della studiosa, e di molti altri che si sono avvicinati allo studio della fascia, è che questo tessuto, così come facilita il movimento può anche ostacolarlo, o più in generale, così come è coinvolto nel mantenimento di uno stato di benessere ed equilibrio tra le parti, può anche essere causa di dolore. Soprattutto se consideriamo che l’80% delle terminazioni libere dei nervi si trova nel tessuto connettivo sottocutaneo che delimita i muscoli. La rete connettivale è quindi piena di sensori del movimento e di nocicettori (i recettori del dolore), e contribuisce anche alla propriocezione, ossia alla capacità di riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e di percepire il movimento. Gli studi sulla fascia hanno condotto gli studiosi ad ipotizzare che la causa del dolore non risieda solo nei muscoli e nelle articolazioni, ma potrebbe essere legata ad una alterazione delle fasce. Se i muscoli sono deboli, ad esempio per mancanza di movimento, il tessuto connettivo prolifera, si verifica cioè una produzione eccessiva di collagene che ne provoca l’irrigidimento. Strati rigidi e tesi causano dei blocchi, riducono l’azione lubrificante del tessuto connettivo, e questo impedisce ai vari elementi (muscoli, tendini, ecc.) di scivolare tra di loro. Questa mancanza di scorrimento limita la capacità di muoversi generando al contempo dolore. La docente nell’articolo utilizza una metafora di forte impatto, ossia paragona la fascia alla seta: immaginate due strati di seta che scorrono l’uno sull’altro, e poi immaginate la stessa operazione di sfregamento realizzata con del lino grezzo; la sensazione evocata dalla seta è quella che si ha quando le fasce sono “in buona salute”, quando si verifica una alterazione le fasce diventano come lino, fino addirittura ad incollarsi del tutto come fossero velcro. Robert Schleip, psicologo, Rolfer, biologo umano e fisioterapista, studia la fascia da anni presso il laboratorio dell’università di Ulm, in Germania. Egli sostiene, che essendo la fascia presente ovunque, un movimento del braccio si ripercuote sul piede, ossia che ogni movimento non rimane circoscritto alla sola parte che lo esegue e che in esso è coinvolta, ma si trasmette anche a zone limitrofe o molto lontane del corpo. Questo perché la fascia è come una sorta di rete che trasmette la forza meccanica in ogni punto del corpo umano. L’interconnessione delle parti spiega perché una lesione in basso può avere conseguenze in un punto più in alto del corpo. Anche in questo caso la verifica è abbastanza semplice da fare. Se cerchiamo nel nostro album mentale sicuramente troveremo il ricordo di una qualche esperienza capitata a noi o ad altri in cui, in seguito ad un problema ad un piede o ad un ginocchio, si sia manifestato un dolore alla schiena, o in cui una tensione cronica della mano abbia causato un dolore alla spalla. Queste sono situazioni di compensazione, il corpo si adatta assumendo una postura che permetta di non sentire dolore, ma con il tempo porta ad un peggioramento della situazione; ed è vero anche l’inverso, ossia una postura protratta per un lungo periodo di tempo può portare alla fissazione di una parte con una conseguente riduzione di mobilità e dolore. Le fasce, come ogni altra cosa, subiscono l’effetto del tempo diventando meno flessibili, ma sono soprattutto le micro lesioni non diagnosticate a causare dolori: distorsioni, contusioni, ferite, cicatrici post-operatorie, movimenti sbagliati…quei piccoli traumi quotidiani a cui non diamo peso, ma che con il tempo tornano a farsi sentire. Le fasce sono infatti molto sensibili sia a stimoli meccanici come l’attività fisica o la sua assenza, sia a stimoli psicologici come lo stress, e anche una errata alimentazione può influire su di esse. Una volta che questo processo “degenerativo” si è innescato, cosa possiamo fare? Robert Schleip afferma che “chi non si muove, si blocca”. L’attività motoria regolare stimola infatti il tessuto connettivo ed ha effetti anti-fibrotici: entro 72 ore dal movimento i fibroblasti iniziano a produrre nuovo collagene, e materiali molecolari, per sciogliere le catene infeltrite. Tuttavia questo lavoro di rinnovamento è molto lento e lungo, occorre infatti un anno per rinnovare metà del collagene presente nell’organismo. Solo dopo questo periodo sono riscontrabili miglioramenti nell’intera struttura corporea. Ma quando il corpo è ormai compromesso, il movimento non basta, bisogna fare di più. Ed è qui che intervengono tutti quegli approcci, spesso olistici, che agiscono sul connettivo. Come l’agopuntura, oggetto di studio della dottoressa Helene Langevin docente presso la facoltà di medicina di Harvard, a Boston. La quale ha rilevato come la torsione dell’ago nell’agopuntura classica stimoli una reazione meccanica nel connettivo facilitando l’eliminazione del collagene vecchio e la produzione del nuovo. Questo effetto anti-fibrotico si ottiene anche con i lenti e delicati allungamenti delle fasce nello yoga, o con la pressione e gli allungamenti manuali, soprattutto in quelle discipline che hanno come target il tessuto connettivo, come l’osteopatia, il massaggio connettivale, la terapia del trigger point, la manipolazione fasciale, il metodo di distorsione fasciale, e il Rolfing, già citato parlando di Schleip, che unisce alla manipolazione anche una educazione al movimento. Ispirato all’omonimo articolo comparso sulla rivista GEO. Rielaborazione e stesura a cura di Carla Ranalli, Certified Rolfer™ e Rolf Movement Practitioner
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Il Ruolo della Gravità nell'Allineamento Corporeo Nel recente articolo di Sabine Becker, pubblicato su European Rolfing Association (rolfing.org), si evidenzia il ruolo cruciale della gravità nella salute e nel benessere fisico. Becker spiega come il Rolfing affronti in modo unico la relazione tra il corpo umano e la gravità, potenzialmente offrendo benefici profondi a chi cerca allineamento e equilibrio. "la gravità influisce sulla nostra postura, movimento e funzionalità generale del corpo." Comprendere il suo ruolo nella meccanica del corpo è essenziale per mantenere il benessere fisico e mentale. Sabine Becker sottolinea che il disallineamento rispetto alla gravità può provocare "tensioni croniche, schemi di movimento inefficienti e un notevole disagio fisico." Jeffrey Maitland, nel suo libro Rolfing® Structural Integration. The Whole-Body Approach to Well-being pubblicato su Massage Magazine, evidenzia infatti l'importanza di questo concetto: “Quando siamo fuori allineamento, la gravità ci trascina verso il basso, proprio come fa con un edificio che ha perso la sua integrità architettonica.” Questo conflitto con la gravità si manifesta come dolore, stress e una sensazione di energia esaurita. Il Rolfing e la Gravità La dottoressa Ida Rolf, pioniera del Rolfing, ha riconosciuto il fondamentale ruolo della gravità nell'allineamento corporeo. Rolf credeva che "quando il corpo funziona correttamente, la forza di gravità può fluire." Durante le sessioni di Rolfing, i Rolfer infatti mirano a riallineare il corpo affinché funzioni in armonia con la gravità, agendo direttamente sulla fascia — il tessuto connettivo che circonda i muscoli e gli organi — per rilasciare tensioni e migliorare la postura. Un Approccio Unico Il Rolfing si distingue da altre tecniche di lavoro corporeo grazie alla sua attenzione sull'interazione tra tutti gli elementi corporei e alle tecniche specializzate di mobilitazione fasciale. Avadhan e Dick Larson, nel loro lavoro How Gravity Affects Your Body and its Relation to Rolfing, affermano che “Rolfing è il primo e unico sistema ad aver concepito e realizzato l'organizzazione dell'intero corpo in relazione alla gravità.” A differenza di molte tecniche di lavoro corporeo, il Rolfing si concentra sia sulla struttura che sulla funzione corporea, mirando a un allineamento ottimale all'interno del campo gravitazionale. Secondo Stephan Lautz, autore di Gravity and Rolfing, “se non ci sono più blocchi nel corpo, la forza di gravità può fluire senza ostacoli attraverso di esso.” L'articolo mette in luce l'importanza della gravità nell’allineamento corporeo e il potenziale del Rolfing per migliorare la qualità della vita. Lavorando con la gravità, il Rolfing può facilitare un miglior funzionamento del corpo e un maggiore benessere. Scopri come il Rolfing può aiutarti ad allinearti con la gravità e a migliorare la tua qualità della vita! Clicca qui per trovare il Rolfer a te più vicino Fonte: https://rolfing.org/articles/blog/its-all-about-gravity Autore: Sabine Becker Riferimenti Bibliografici: Jeffrey Maitland: Rolfing® Structural Integration. The Whole-Body Approach to Well-being. Published in Massage Magazine, July 2012 Stephan Lautz: Gravity and Rolfing Avadhan and Dick Larson: How Gravity Affects Your Body and its Relation to Rolfing
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"Être au-delà du corp" ("Essere al di là del corpo") Dominique Dupuy Ho fatto le 10 sedute nel 2006, quindi posso parlarne facendo uso della memoria, della memoria corporale, e anche dei miei appunti scritti dopo ogni seduta. È proprio dai i miei appunti che viene questa citazione di Dominique Dupuy: spesso scrivevo le mie impressioni delle sedute con citazioni che rivenivano alla mente. Rileggendola, credo di averla scritta perché era la prima la volta che capivo nel “mio essere corpo“ che cosa volesse dire, uno stato che soltanto poche volte in scena avevo (ri)sentito realmente. Uno stato dove la nozione stessa di corpo può sparire, dove “avere un corpo“ non vuol più dire niente, ma “essere un corpo“ prende senso (il filosofo francese Michel Bernard parla appunto di “corporéité“, corporeità, per uscire giustamente dall’impasse dove ci porta la parola corpo). Questo “stato di grazia“ che ci è dato dalla gravità, descritto cosi bene da Kleist (anche se la sua conclusione è piuttosto pessimista…) nella novella «Sur le théâtre de marionnettes». Questo era il mio stato quando uscivo da una seduta di Rolfing, uno stato di “émoi“ (la parola che trovo più giusta in italiano è afflato). Una delle cose che mi ha colpito durante il processo è che la mia postura era diversa, cambiata fisicamente e psicologicamente. Non era il cambiamento fisico che mi ha “scombussolato”, ma ciò che ha prodotto nella mia relazione con il mondo e con gli altri, ma soprattutto con me stessa. Tutto questo mostra che il «Corps, par les seuls lois de sa nature, a le pouvoir d’accomplir de nombreuses actions qui étonnent son propre Esprit». (il Corpo, grazie alle sole leggi della sua natura, ha il potere di riuscire in numerose azioni che sorprendono il suo Spirito). L’affermazione della mia identità singolare, intesa come propria al mio essere. Il cambiamento fisico non mi aveva stupito, come danzatrice sono abituata al cambiamento, non mi spaventa, anzi ci entro con facilità, quasi con una dimensione infantile. Credo che il caso mi abbia portato alla prima seduta, ma credo anche che era un processo già in corso. Avevo bisogno di (ri)trovarmi nel mio danzare, che si era “addormentato“ dopo la gravidanza: il mio corpo era cambiato e non riuscivo più a trovare una relazione con lo spazio, una connessione appropriata tra la mia immaginazione e la mia organizzazione gravitaria. Mi ritorna in mente una citazione di Steve Paxton - «attenzione a ciò che metti nel corpo, perché ciò che ci metti , mai ne uscirà»: infatti ricercavo, con il corpo e con la sua ‘‘envelope‘‘ cambiata, degli automatismi acquisiti nel passato nella mia maniera di muovermi. Dovevo ritrovare la mia gravità, la terra e il cielo, ritrovare una recettività al peso, la nozione di muoversi con il peso. E così è stato. Tutte le sedute non mi hanno parlato nello stesso modo: qualcuna è stata semplicemente la continuità di un processo che si era avviato, altre invece sono state davvero sorprendenti. Attraverso il tocco ho potuto relazionare delle cose, dei movimenti a degli stati emotivi. Sono state soprattutto le prime cinque sedute che mi hanno più colpito. Il tocco da parte della mia Rolfer mi ha permesso di entrare in relazione all’altro. È nelle prime sedute che sono entrata in relazione con lo spazio, lavorando molto sull’asse, la colonna e l’elasticità della cassa toracica e dei cingoli superiori. Tutti i miei infortuni in danza, e non solo, sono avvenuti sulla parte destra. Lavorando sul tessuto, Claudia Righini mi ha permesso di aprire la parte destra del mio corpo, che non era in relazione con l’ambiente, bloccata da uno stato emotivo. Un respiro inteso come capacità di liberare le potenzialità del movimento. Rileggendo le mie note dellla terza seduta, ho scritto la parola “passo” e “tracce”. La relazione a ciò che c’è dietro e ciò che c’è davanti. Il passo che lascia una traccia ma che va avanti. Per andare avanti devo ricordarmi che lascio una scia dietro di me. Le mie origini per permettermi di avanzare e darmi la libertà di muovermi. È verso la metà delle sedute che ho provato la felicità di sentire lo psoas. Averlo risentito una volta, e quindi si è inscritta in me questa percezione (intesa qui come rilettura del pensiero di Merleau-Ponty sul funzionamento chiasmatico della sensorialità), mi ha permesso in seguito ricercarla nel movimento della marcia e nel movimento danzato. Le 10 sedute di Rolfing mi hanno dato la possibilità di trovare il polo alto, il cielo. Infatti il polo basso l’avevo già sperimentato nel passato grazie alla ricerca con Dominique Dupuy e il suo lavoro sugli appoggi e sul «repousser» (“rispingere“) dato dalle macchine del metodo Pilates (Reformer), la scuola di Jérome Andrews, e citando Hubert Godard «la machine est une façon pratique d’inventer l’espace» («la macchina è una maniera pratica di inventare lo spazio»). Ma non avevo ancora trovato l’altra direzione, la direzione opposta, dove fra le due il corpo si costruisce. Ho potuto finalmente sentire questa dualità e questo equilibrio. Adesso sono quasi in una fase dove è talmente piacevole l’alto che ogni tanto dimentico il basso! Per concludere vorrei scrivere citando una descrizione su Steve Paxton: « Scuoteva veramente il corpo, lo scuoteva letteralmente, come se volesse spolverarlo, per rimettere tutte le particelle in movimento, per fare muovere le cellule fra di loro, disfare le pieghe, le abitudini, le connessioni nervose, i cammini del movimento conosciuti ».
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Un metodo unico ed efficace per aiutare tutti i musicisti a superare i problemi di distonia focale e migliorare, rendendoli più leggeri e veloci, i propri movimenti: tutto questo è possibile grazie al metodo MusiReset, che unisce i principi del Rolfing con gli studi e l'esperienza di Elmar Abram, rolfer esperto ed ex musicista, che da anni si dedica alla ricerca su queste problematiche. Nel fare il proprio lavoro, il musicista compie un atto creativo, che per essere realizzato necessita di due elementi: le doti artistiche, innate, e una perfetta sintonia tra corpo e mente. Attraverso il corpo, e in particolare le dita e le mani, l'artista riesce infatti a produrre la propria musica. Ma cosa succede quando il corpo non risponde più alla mente come dovrebbe? Le conseguenze negative sono molte e frequenti: i musicisti possono soffrire di Distonia Focale (cioè movimenti incontrollati o, perdita del senso di controllo nelle dita e nella mano) di infiammazioni agli arti oppure di fastidiose contratture. Per risolvere tutte queste problematiche, in breve tempo, con successo e senza usare farmaci, Elmar Abram ha messo appunto il metodo MusiReset. Abram - che da giovane musicista è stato costretto ad interrompere la sua carriera proprio perché vittima di Distonia Focale -, lavora su tre livelli: intervenendo col Rolfing a livello fasciale e, quindi, strutturale, per la neutralizzazione di problemi somatici e per migliorare la struttura corporea e la postura; risvegliando ed ampliando della percezione corporea interna sensoriale e degli schemi motori con il MusiReset Movement; sviluppando in modo preciso e mirato le possibilità tecniche dello strumento suonato. In questo modo, il musicista si metterà alle spalle i problemi del passato, ritroverà economicità e leggerezza nei movimenti e la sua musica sarà ancora più intensa e affascinante. Il metodo MusiReset sarà presentato da Elmar Abram e Andrea Meynardi all'interno del convegno “Rolfing® S.I.: una visione pioneristica del corpo umano nel campo della gravità e nell'uso della Fascia”, che si terrà il 1° ottobre presso la Sala Conferenze della Fiera di Ferrara, all'interno di 'Edenica'. La presentazione del metodo è prevista per le 15.25. L'ingresso per la manifestazione è acquistabile sul posto oppure attraverso il sito www.edenica.it Per informazioni sul metodo MusiReset basta cliccare sul sito www.musireset.com Per informazioni sul Rolfing www.rolfing.it
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Da quando L'Associazione Italiana Rolfing® è stata ufficialmente riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) come associazione idonea al rilascio dell'attestazione di qualità e di qualificazione professionale per i propri soci, la professione Rolfer™ è ancor più una concreta opportunità di crescita e sviluppo professionale. Grazie a Formazione Rolfing® Italia è possibile formarsi come Rolfer™ o intraprendere percorsi di approfondimento specialistico ideali per tutti i bodyworker. Illustri docenti uniti ad un ampio parco corsi e seminari permette di offrire il miglior panorama formativo di sempre in ambito di integrazione strutturale e lavoro corporeo. Maggiori informazioni qui
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“Martina lamentava di non avere amici e passava i pomeriggi liberi a smangiucchiare qualsiasi cosa davanti alla televisione. Dopo il ciclo di sedute di Rolfing si era iscritta a un’associazione di trekking e a un corso di hip hop e mi ha spiegato che non erano gli amici a non esserci, ma era lei non pronta ad avere amici”. È solo una delle tante storie di adolescenti che hanno fatto pace con il loro corpo quella che racconta Angela Biancalani, Advanced Rolfer™ di Firenze, che utilizza il metodo Rolfing® per migliorare la percezione di sé negli adolescenti, con vantaggi sull’autostima e sulle relazioni. “Il Sé corporeo è l'immagine del corpo che ci formiamo nella nostra mente; è il modo in cui il nostro corpo ci appare – spiega – La percezione della nostra fisicità, nelle sue molteplici sfaccettature (bello, brutto, grasso, magro, impacciato, rigido, elastico, gradevole, orribile, atletico e così via), influenza moltissimo la nostra autostima e quindi le nostre relazioni. Il Rolfing è in grado di modificare la struttura fisica (l'allineamento posturale crea un corpo più slanciato, più armonico, più elastico), di rendere il corpo un luogo più facile da abitare e migliora la percezione di sé”. “Il Rolfing® può risultare un prezioso alleato nel delicato periodo dell’adolescenza. Che la percezione di sé influisca sull'autostima è ormai un dato consolidato a tutte le età, ma questo aspetto è di particolare rilievo negli adolescenti di entrambi i sessi – continua Angela – che vivono un periodo in cui il corpo subisce dei cambiamenti tanto rapidi a volte difficilmente gestibili. Il passaggio da un fisico infantile a uno adulto passa attraverso fasi di reale disarmonia, ci si trova a vivere una trasformazione di cui si stenta a vedere l'evoluzione e l'esito. E questo genera un caos nella mente dei giovani, che si affolla di domande: chi sono? Come mi vedono gli altri? Piaccio? Non piaccio? Bene, in trent’anni di esperienza ho sentito dire spessissimo ‘mi piaccio di più dopo il Rolfing’.” Prima di piacere agli altri devi sentirti comodo dentro di te, fare pace con la tua fisicità, trovare con essa un rapporto meno conflittuale. Blocchi emozionali, traumi, conflitti, posture e stili di vita sbagliati producono restrizioni nei tessuti miofasciali con conseguente riduzione degli spazi nel corpo. Pensiamo allo spazio toracico, all'ampiezza che richiede il respiro, e poi all'immagine dell'adolescente con le spalle incurvate, il torace compresso, la testa in avanti. Quanto questo può influenzare non solo lo sviluppo di una colonna eretta ma anche l'espressione libera dei sentimenti? Il corpo di un adolescente si sta ‘ingrandendo’ e ha bisogno di trovare spazio e non gabbie e impedimenti allo sviluppo fisico e al processo psicologico. Il tocco del Rolfing allenta queste restrizioni e crea lo spazio per facilitare questa crescita. “L'adolescente per difendersi dalle proprie insicurezze, emozioni, conflitti, pressioni dell'ambiente che non riesce più a gestire, irrigidisce la sua corazza generando posture sbagliate – conclude Angela – Ma quelle posture generano a loro volta insicurezza. E così si perpetua un circolo vizioso negativo. Allentare dolcemente con il Rolfing le tensioni miofasciali è un po' come abbattere questa corazza, ammorbidire queste difese. Così la nuova identità fisica più morbida, più spaziosa genera una percezione di sé più consapevole, un dialogo con la parti più profonde e autentiche di sé. Le esperienze relazionali diventano più gradevoli e confermano che non c’è più bisogno di quelle difese”.
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La comprensione e la pratica di un’arte marziale e dei suoi principi può essere facilitata attraverso la prospettiva del metodo Rolfing®. Lo sostiene Andrea Brighi, Rolfer™, che da anni percorre il doppio sentiero della pratica Rolfing e del Kungfu e Taijiquan. “Ida P. Rolf, la madre dell'Integrazione Strutturale Rolfing, ha praticato lo Yoga e il Taijiquan – spiega Brighi – e da queste discipline è stata sicuramente ispirata e influenzata per quanto riguarda la loro visione olistica del corpo e della mente, visione che è alla base del metodo Rolfing di lavoro sul corpo. Il Rolfing mira a stabilire armonia ed equilibrio nella struttura corporea attraverso il tocco e l'educazione al movimento e, occupandosi del sistema nella sua interezza, integra e riporta ordine nel corpo. Il risultato è una maggiore consapevolezza del proprio corpo, che è la base nella pratica delle arti marziali”. Non solo. Il Rolfing permette di migliorare la comprensione di ciò che è richiesto nella pratica delle discipline marziali, utilizzando un linguaggio corporeo che permette di poter comprendere l’ottica orientale da punto di vista diverso, più vicino alla mentalità occidentale. “Nelle arti marziali l’insegnamento è trasmesso principalmente oralmente e tramite poemi – continua Brighi - e utilizzano un linguaggio di tipo somatico lavorando sulle esperienze del corpo, spesso espresso tramite metafore. In particolare, proprio per trasmettere i principi e favorire la comprensione dei movimenti nelle arti marziali si utilizzano metafore spesso ermetiche per noi occidentali, rappresentando un ostacolo alla comprensione della disciplina e alla possibilità di sentire e muovere il corpo così come richiesto. Il Rolfing in questo ci aiuta, fornendoci una lettura ‘occidentale’ e per noi dunque più chiara di alcuni elementi, come per esempio l’influenza della forza di gravità sul nostro corpo e sul movimento, e il respiro. Per noi occidentali è importante capire il perché delle cose e spesso abbiamo una visione duale del mondo. Il sistema di insegnamento orientale si fonda invece sul non-duale, una visione monistica cui Ida P. Rolf ha saputo dare una componente fisica corporea di comprensione”. Pensiamo dunque, al respiro. Ogni arte marziale dà ampio spazio alle tecniche di respirazione e il Rolfing dà l’opportunità al praticante di farne un’esperienza diretta attraverso un linguaggio più vicino alla nostra cultura che ci permette di comprendere in modo pratico un concetto come per esempio quello del “percepire il respiro in tutto il corpo”. Anche quello della forza di gravità è un tema importante presente in tutte le arti marziali. Viene utilizzata come un vero e proprio strumento ma spesso il metodo ermetico di spiegarla e di affrontarla rende complicato comprenderla e applicarla alla disciplina. Il Rolfing permette di esperire in modo semplice la forza di gravità che fluisce nel corpo e quindi nel movimento. “Ho vissuto un grande cambiamento nel praticare l’arte marziale dopo l’approccio al Rolfing – conclude Brighi - Ho una prospettiva in più per arrivare a una maggiore consapevolezza del mio corpo e a comprendere la relazione che esiste tra ogni sua parte e con lo spazio che lo circonda. Una consapevolezza che porta nella pratica della disciplina sicurezza, stabilità, prontezza di riflessi, con la conseguenza di minori possibilità di farsi male”.
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Sono Helene, insegnate di stretching posturale, una tecnica di movimento del corpo che aiuta a ristrutturare la postura grazie a degli esercizi che mescolano contrazioni e allungamenti muscolari. E grazie al Rolfing® ho dato un senso al lavoro che sto facendo anni su me stessa. L'approccio manuale del Rolfing®, infatti, mi ha consentito di aprire, armonizzare e anche prendere coscienza di alcuni regioni del mio corpo, che fino ad allora non ero mai riuscita a raggiungere. Il ciclo delle dieci sedute ha rappresentato una liberazione per il mio corpo, che ora riesco a vivere in ogni suo aspetto. “L'approccio manuale del Rolfing® mi ha consentito di aprire, armonizzare e anche prendere coscienza di alcuni regioni del mio corpo” Questi risultati li devo esclusivamente al Rolfing® e, in particolare, come questo viene praticato dalla mia Rolfer, Camilla Gotta. Il suo modo di lavorare ha contribuito a rendere ancora più efficaci gli effetti del Rolfing® su me stessa: Camilla sa come attivare nel cliente una maggiore introspezione, è in grado di osservare il corpo con cura ed acume e possiede un 'tocco' davvero intelligente ed adeguato.














