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Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing® - Rolfing®: armonia ed equilibrio nella struttura corporea attraverso il tocco e l'educazione al movimento. Integrazione Strutturale, Postura , Benessere, Fascia
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Gli effetti collaterali della tecnologia moderna sono svariati, dalla perdita di sonno, causati dalla luminosità dello schermo, all’alterazione posturale derivante dalla caratteristica posizione che si assume quando guardiamo i nostri smartphone, al cui riguardo la ricercatrice Amy Cuddy della Harvard Business School, scrive: “stanno trasformando la nostra postura, contorcendo i nostri corpi in quello che il fisioterapista neozelandese Steve August definisce iGobba (‘iHunch’). Ecco un interessante approfondimento in italiano sulla iGobba, un articolo pubblicato su Rolfing® Sicilia: LEGGI TUTTO Fonte: Rolfing® Sicilia - www.rolfingsicilia.it Original Source: New York Times
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Ecco un estratto dell'esperienza con il Rolfing® di Romi Netzberger e di come il Rolfing le abbia offerto i mezzi per tornare a una vita senza dolore dopo 3 anni difficili, pubblicata su European Rolfing Association. Già da bambino mi sono confrontato con il tema del dolore cronico. Quando avevo circa 11 anni, entrambi i miei tendini d'Achille si sono infiammati. Negli anni successivi, il dolore si è diffuso a tutti i miei piedi e alla parte inferiore delle gambe. Sono passato da una posizione di sollievo all'altra e in poco tempo anche le ginocchia, il bacino e la schiena hanno iniziato a far male. L'esercizio fisico e lo sport hanno assunto una connotazione negativa e mi sono sentito frustrato perché nessuno poteva dirmi da dove proveniva il dolore e cosa potevo fare al riguardo. Non avevo prospettive di miglioramento, ma non volevo che la mia vita attiva mi venisse portata via. Quindi, la mia strategia era di sopprimere il mio dolore, che ha funzionato molto bene per un po'. Dai miei tour in montagna ho il solo ricordo di paesaggi meravigliosi e di bei momenti in vetta, mentre col tempo ho dimenticato il dolore e le notti insonni che ne sono seguite. All'età di 22 anni, improvvisamente ho sviluppato un dolore inspiegabile in tutto il mio corpo, che è peggiorato nei 2 mesi successivi. Divenne sempre più difficile per me ottenere le prestazioni necessarie per i miei studi universitari e il mio lavoro, e presto anche le attività quotidiane divennero ostacoli quasi ingestibili. Ogni movimento mi è costato un sacco di fatica. Il mio corpo mi sembrava una prigione, come una muta troppo aderente e che prosciugava tutta la mia energia. ...il dolore è arrivato ad un punto tale che non volevo più guidare la macchina perché riuscivo a malapena a concentrarmi e ho perso la fiducia nel mio stesso corpo. Ho messo tutte le mie energie nella ricerca di risposte, fino a quando mi è stata diagnosticata la fibromialgia circa un anno dopo. Fortunatamente ho conosciuto Rolfing® poco dopo. Mentre la diagnosi all'inizio mi ha scoraggiato, Rolfing mi ha dato speranza fin dall'inizio. Inizialmente, speravo che Rolfing avrebbe alleviato il mio dolore. Invece, mi sono presto reso conto che Rolfing ha consentito molto di più. Ad ogni sessione, la tensione nel mio corpo si è allentata e lentamente il mio spazio interiore si è aperto, il che mi ha permesso di respirare di nuovo... ho imparato a sentire il mio corpo e a percepire consapevolmente ogni piccolo progresso Ho anche sfruttato l'effetto calmante dello yoga e della meditazione sul sistema nervoso per riguadagnare lentamente la mia capacità di concentrazione e portare chiarezza nel mio mondo mentale molto in frantumi. Oltre alla mia pratica quotidiana di yoga, ora ho incluso anche il "Self-Rolfing" nella mia routine quotidiana. Mi sono immerso sempre più nel mondo del Rolfing e solo 7 mesi dopo la mia prima sessione ho iniziato la formazione per diventare un Certified Rolfer®. Il Rolfing mi ha dato i mezzi per tornare a una vita senza dolore dopo 3 anni difficili. Leggi l'articolo integrale qui Autore: Certified Rolfer®, Romi Netzberger - Austria Fonte: European Rolfing Association
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Giovedì 4 febbraio alle ore 15.00 in diretta sulle pagine Facebook di Associazione Italiana Rolfing® o di Formazione Rolfing® Italia, saranno presenti Nicola Carofiglio e Pierpaola Volpones, insegnanti prevalenti di Level 1/Corso per Myofascial Release (Rilascio MioFasciale). Un'occasione live moderata da Marina Blandini, Certified Rolfer™, in cui porre domande e trovare risposte sui nuovi percorsi formativi di Formazione Rolfing Italia e scoprire di più sull'Attestato di Rilascio MioFasciale, l’attestato ideale per tutti coloro che desiderano acquisire competenze ed esperienza nell’ambito del lavoro corporeo. Segui le pagine Facebook di AIR o FRI per rimanere aggiornato SCOPRI I NUOVI CORSI DI FRI
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Abstract dell’intervista Fonte: “Beyond Yoga: How Rolfing® Training Redefined My Professional Path” – intervista a Renata Takllan Rogow Leung, Certified Rolfer® e insegnante di Yoga. Testo originale di Sabine Becker. Articolo pubblicato su: www.rolfing.org Oggi vi proponiamo un abstract della seconda parte dell’intervista a Renata Leung, - Certified Rolfer® e insegnante di Yoga. - un approfondimento che racconta come la formazione in Rolfing® abbia trasformato radicalmente il suo modo di vivere, insegnare e comprendere il corpo. Se nella prima parte Renata aveva condiviso il ruolo dello Yoga come bussola interiore in un momento difficile, qui entra nel cuore di ciò che il Rolfing ha portato nel suo percorso: un cambio di paradigma, una nuova percezione del corpo in relazione al mondo. La Relazione Renata descrive come la formazione in Rolfing abbia aperto prospettive che lo Yoga, per quanto ricco e prezioso, non le aveva ancora svelato. Il tema centrale è la relazione: non solo con sé stessi, ma con la gravità, con lo spazio e con gli altri esseri umani. Lo Yoga l’aveva guidata verso la calma interiore, il rientro alla “casa del corpo”. Ma il Rolfing le ha insegnato ad abitare quella casa nel contesto più ampio della realtà fisica ed emotiva, a percepire il dialogo continuo con la gravità, a riconoscere come il corpo si organizza, arretra, si espande o si contrae nel rapporto con ciò che lo circonda. In questo senso, Renata racconta come il Rolfing l’abbia aiutata a sciogliere vecchi meccanismi: l’insicurezza che la portava a “rimpicciolirsi” e la spinta opposta che la portava a esagerare nello sforzo. Il lavoro sul corpo in gravità le ha mostrato un’altra via: l'equilibrio non nasce dalla tensione, ma dalla capacità di lasciarsi sostenere, di percepire le forze che salgono dal suolo e quelle che ci attraversano nello spazio. Una consapevolezza che non è più solo un concetto, ma un’esperienza concreta, vissuta attraverso la percezione e il movimento. Una trasformazione personale diventata anche professionale Questa trasformazione personale è diventata anche professionale. Renata racconta come la formazione in Rolfing abbia arricchito profondamente la sua pratica e il suo insegnamento dello Yoga. Le ha permesso di costruire le asana con meno sforzo, più ascolto e una presenza più tridimensionale. Ha imparato a guidare i suoi allievi non solo verso un gesto tecnicamente corretto, ma verso un modo più integrato di abitare il corpo: un corpo che dialoga con lo spazio e non si impone su di esso. Non sorprende che affermi: “Il Rolfing è come un corso post-laurea nello Yoga.” L’intervista si apre poi verso una riflessione più ampia: in un mondo che valorizza l’efficienza, la performance e la tensione continua, sia lo Yoga che il Rolfing invitano a ritrovare la via della presenza, della delicatezza e della relazione. Ma è il Rolfing, per Renata, a completare davvero il cerchio, portando l’attenzione dal dentro al fuori, dal microcosmo del corpo al suo dialogo costante con l’ambiente. Renata parla direttamente agli insegnanti di Yoga che sentono il richiamo verso il Rolfing: la formazione, dice, non è solo un ampliamento di competenze, ma una trasformazione personale profonda, un percorso che arricchisce la pratica, lo sguardo professionale e il modo di stare nel mondo. Yoga l'ha riportata a casa. Il Rolfing le ha insegnato come stare in quella casa, in equilibrio con tutto ciò che la circonda. Per approfondire il racconto completo e leggere l’intervista integrale (in inglese), vi rimandiamo all’articolo originale pubblicato su rolfing.org. CLICCA QUI photo copyright © Renata Leung
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L'Integrazione Strutturale Rolfing® è un processo articolato che aiuta la persona a riorientarsi e riorganizzare il proprio sistema ed il proprio agire nel campo della gravità, a recuperare la sua plasticità, la sua capacità di utilizzare l'intelligenza organica e il potenziale di cambiamento che tutti noi abbiamo e conserviamo nel corso della nostra vita, in modo da adattarci agli stimoli e le richieste dell'ambiente. Estratti dell’intervento Equilibrium e Rolfing S.I., evento organizzato grazie alla collaborazione sul territorio della Rolfer Daniela Risser Relatore: Prof. Rita Geirola – Certified Advanced Rolfer™, Rolf Movement™ Practitioner, Rolf Movement™ Instructor Il nostro corpo, così come lo conosciamo oggi, è frutto di un lungo e complesso processo evolutivo durato migliaia di anni, nel quale lo stress ha rappresentato un fattore positivo di cambiamento. Lo stress è l’elemento che crea quel necessario ‘sbilanciamento’ e ‘disorientamento’, grazie al quale possiamo crescere e sviluppare nuove risorse e competenze, ritrovando un nuovo equilibrio ed un nuovo orientamento. Impariamo e ci sviluppiamo nel confronto con i nostri limiti e nel rispondere a domande diverse, rompendo schemi e abitudini. Da questo punto di vista, la sostenibilità - ovvero la quantità di destabilizzazione utile a generare un movimento, ma non tale da distruggere completamente il sistema - è un tema decisivo: quando lo stimolo è troppo intenso, o quando la somma degli stimoli a cui siamo esposti contemporaneamente è troppo alta, la destabilizzazione e l’agitazione che da essa deriva rendono meno rifinito e congruente il nostro pensiero, il nostro gesto, il nostro orientamento. Le nostre funzioni vitali, in questo modo, vengono compromesse: il respiro diventa corto ed inadeguato, il tono muscolare eccessivo. Ciò crea tensione e rigidità e diminuisce la capacità di percepire il corpo nel suo muoversi nello spazio. Anche la chimica interna viene alterata, l'informazione ormonale e neurologica si sintonizza su livelli di allarme e precarietà. La stessa alterazione la subisce la postura, si perde chiarezza e congruenza nella direzione del movimento. L'Integrazione Strutturale Rolfing® è un processo articolato che aiuta la persona a riorientarsi e riorganizzare il proprio sistema ed il proprio agire nel campo della gravità, a recuperare la sua plasticità, la sua capacità di utilizzare l’intelligenza organica e il potenziale di cambiamento che tutti noi abbiamo e conserviamo nel corso della nostra vita, in modo da adattarci agli stimoli e le richieste dell’ambiente (fattori di stress). Per farlo, il Rolfing® S.I. crea soluzioni che non ledano l’integrità psicofisica e che non siano basate sul sacrificio della propria libertà e spazio vitale, ma piuttosto consentano una più piena e congruente espressione di sé. Attraverso il percorso delle dieci sedute del ciclo di base, la persona recupera il senso di sé, delle proprie risorse, delle proprie competenze, potenzialità e confini. L’individuo viene accompagnato dal Rolfer in questo viaggio attraverso un tocco mirato, che sfrutta la reattività, la plasticità ed il potenziale di cambiamento del tessuto connettivo, in particolare della fascia, ovvero la rete tridimensionale che connette, collega, supporta e informa ogni distretto e componente del nostro corpo. Il tocco evoca cambiamenti a livello della meccanica e della chimica del corpo, favorendo una maggiore libertà, una coordinazione migliore ed economica nel movimento, un livello più alto e sensibile di percezione di sé, sia in termini di universo interno, sia nella relazione con l’ambiente e con gli altri. Se il tocco è lo strumento principale del Rolfer, esso non è però l’unico. La persona viene accompagnata a sperimentare un livello organizzativo più alto ed efficace anche attraverso l’input verbale e la sperimentazione di nuovi schemi di movimento che aprono prospettive e potenzialità che la persona potrà scegliere di esplorare per il proprio benessere.
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L'Evoluzione delle Metafore Di Lucia Merlino, Istruttrice Certificata di Rolf Movement™, Istruttrice Certificata di Rolfing® Le metafore sono state a lungo parte integrante della cultura umana, servendo scopi terapeutici, mnemonici e spirituali in vari ambiti. Dai rituali dello sciamanesimo alle pratiche strutturate della psicoterapia e riabilitazione moderna, le metafore svolgono un ruolo cruciale. In campi come lo sport e la danza, le metafore organizzano la percezione e la coordinazione del movimento, come si vede nelle pratiche di Integrazione Strutturale Rolfing®. Storicamente, le metafore erano considerate semplici elementi decorativi del linguaggio. Questa percezione iniziò a cambiare intorno al 1970 quando linguisti come Michael Reddy sostennero che le metafore sono fondamentali per la comunicazione quotidiana. Il lavoro di George Lakoff e Mark Johnson in "Metaphors We Live By" ha evidenziato che le metafore sono centrali per la cognizione umana. Ci aiutano a dare un senso al mondo collegando concetti astratti a esperienze fisiche. Facilitare l'Espressione e la Comprensione nel Rolfing® Le metafore giocano un ruolo vitale nel Rolfing, facilitando l'espressione, migliorando la comprensione, promuovendo la consapevolezza e approfondendo l'integrazione. Possono essere suddivise in metafore didattiche, sensoriali e integrative. Le Metafore Didattiche sono utilizzate dai Rolfers® per migliorare aspetti specifici della percezione, della cognizione e della coordinazione del corpo. Queste metafore possono essere sia percettive che anatomiche. Molti ricercatori del movimento hanno esplorato il potere dell'immaginazione. All'inizio del XX secolo, Mabel Todd sviluppò quello che in seguito divenne noto come Ideokinesi, un approccio che si concentra sull'uso dell'immaginazione mentale per migliorare le prestazioni fisiche. È stato ulteriormente sviluppato da Eric Franklin, attraverso le sue numerose pubblicazioni. Altri professionisti continuano a lavorare per dare vita a queste metafore visive. Le Metafore Sensoriali emergono dalle esperienze descrittive dei clienti. Quando le prime immagini timide emergono dai clienti o dagli studenti, è importante che il terapista le convalidi e le incoraggi, iniziando così l'apprendimento di questo nuovo linguaggio del corpo, il cui vocabolario è evocativo e metaforico. Spesso emergono immagini semplici, come una parte del corpo che sembra più grande, più pesante o più luminosa dell'altra. Ad esempio, una cliente ha descritto l'esperienza con il suo Rolfer in modo vivido: "Abbiamo cercato di colmare il divario tra la parte superiore e inferiore del corpo, inizialmente operanti indipendentemente. Lo sterno si è ammorbidito, radicandomi. Ho sentito una 'muscolatura' invisibile legare insieme le ossa, simile a una connessione profonda. Man mano che esploravamo ulteriormente, sono emerse metafore visive, come la 'coda di un dinosauro' e un 'mocio di capelli'." Le Metafore Integrative emergono come momenti di intuizione e consapevolezza, permettendo ai clienti di riconoscere nuove organizzazioni posturali che trasformano la loro percezione del mondo. Un'ipotesi è che queste metafore sorgano quando i clienti si liberano da schemi abituali e rigidi. Un cliente ha descritto il suo nuovo senso di libertà: "È come se fossi libero da una condizione di essere schiacciato in una morsa, da un soffocamento silenzioso. Sembra che due occhi nella bocca dello stomaco si siano aperti e che ci sia uno spazio vasto nella parte anteriore. Sembra di volare." Un altro cliente ha condiviso: "Ero una marionetta senza vita sotto il controllo di un forte burattinaio. Dopo il suo allontanamento, ho sentito una nuova autonomia nei miei movimenti, come se fossi passato da oggetto a soggetto." Le nuove metafore, nelle parole di Lakoff e Johnson, permettono la continua costruzione di nuove coerenze nella vita, dando nuovo significato a vecchie esperienze. Il processo di autocomprensione è uno sviluppo continuo di nuove storie di vita. Il Rolfing, quindi, può essere considerato un'opera di composizione, coinvolgendo una dimensione creativa. Man mano che i clienti ritornano a uno stato libero da tensioni rigide, il linguaggio metaforico li aiuta a comprendere e processare le loro esperienze. Attraverso la metafora, la narrazione diventa uno strumento potente per la formazione e la trasformazione. Autore: Lucia Merlino, Certified Rolf Movement™ Instructor, Certified Rolfing® Instructor, São Paulo, Brazil Illustrations: Copyright © Eva Furnari Fonte: European Rolfing Association: The Power of Metaphors of the Body
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Un corpo osservato con un primo colpo d’occhio, può colpirci per la sua estetica, la sua forma. Se osservato più attentamente, cogliamo la sua struttura, la sua tridimensione, la sua relazione con lo spazio. L’organizzazione delle diverse parti di una struttura corporea nello spazio è oggetto di studio della biomeccanica, le cui leggi sono di tipo fisico. Su un piano fisico, la struttura implica un rapporto delle diverse parti tra di loro e con le forze esterne. Una struttura corporea è formata nel suo insieme da un apparato scheletrico e neuro-muscolare che ci consentono di mantenere una posizione eretta, reagire ai fenomeni ambientali e partecipare alla vita in tutte le sue complesse manifestazioni. L’apparato locomotore costituisce una struttura particolarmente complessa dotata di sistemi capaci di recepire vari tipi di informazioni nervose che giungono dai vari settori del cervello o del midollo spinale. La componente scheletrica ha una funzione di sostegno e di strutturazione per la massa muscolare, questo consente una statica, data dalle condizioni di equilibrio delle forze che su di questo agiscono, e da una dinamica che ne regola il movimento. È estremamente affascinante pensare alla complessa organizzazione neurologica, muscolare e fasciale che la nostra struttura compie nello spazio, sia per organizzarsi in statica, rispetto alla forza di gravità, sia dinamica occupando lo spazio che ci circonda. Quasi ogni parte del nostro corpo può eseguire dei movimenti, grazie alle connessioni tra segmenti scheletrici, le articolazioni. Dal tipo di connessione tra due segmenti ossei, ne consegue una limitata libertà di movimento, oppure movimenti completi di rotazione e scivolamento nelle tre dimensioni dello spazio. La connessione fra i muscoli e i vari segmenti ossei si realizza con la formazione di sistemi di leve di vario grado. (cfr. Kapandji - Fisiologia Articolare). Le articolazioni collegano in alcuni casi due o più ossa consentendo estrema mobilità, come avviene ad esempio negli arti; in altri casi uniscono permettono una mobilità più limitata, come le ossa della colonna vertebrale, in altri casi il movimento è quasi impercettibile, come nel cranio. Nell’organizzazione funzionale che regola la fisiologia del movimento, si possono distinguere un’attività eminentemente nervosa, caratterizzata dalla elaborazione dello stimolo a livello del sistema nervoso centrale e dalla sua trasmissione lungo i nervi periferici fino alla fibra muscolare che viene eccitata a contrarsi e un’attività fasica vera e propria caratterizzata dalla contrazione del muscolo e quindi dalla formazione del movimento in un determinato segmento corporeo. E’ facile dedurre quanto sia complesso organizzare l’equilibrio del corpo umano nella gravità. Il nostro equilibrio ruota attorno a un baricentro, che pressappoco si trova a livello del bacino e che è il punto dove viene a collocarsi la risultante di tutte le forze gravitarie; esso coincide anche con il centro di simmetria, se il corpo è omogeneo. Questo equilibrio è possibile grazie a dei sistemi muscolari flessori ed estensori, deputati a flettere il nostro corpo in avanti e a riportarlo eretto per impedire la caduta. Perché ciò avvenga è indispensabile che tutti i segmenti corporei, a partire dalle caviglie, le ginocchia, le anche, ogni piccolo segmento della colonna vertebrale, le spalle e infine la testa trovino il loro punto di equilibrio tra i muscoli flessori ed estensori, ovvero stabiliscano un "piccolo baricentro": La somma che ne deriva da tutti questi baricentri è un corpo in ordine nei suoi vari segmenti e il baricentro principale della struttura intera è in equilibrio. Questa è in sintesi l’integrazione strutturale, l’obbiettivo del Rolfing; riportare in equilibrio la struttura del corpo attraverso un completo sistema di manipolazioni destinate a bilanciare l’assetto dei tessuti connettivi necessari a mantenere in relazione le diverse parti del corpo nello spazio.
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Un bellissimo estratto video tratto dalla conferenza live “Rolfing e Danza” tenutasi lo scorso 26 Marzo (2021). Marina Blandini e Annapaola Bacalov sulle immagini proprie e di Nicola Carofiglio, spiegano come il Rolfing sia uno "Strumento" estremamente utile per il danzatore e per coloro che usano il proprio corpo come mezzo di espressione artistica. Con la direzione Artistica di Marina Blandini, un montaggio breve e incisivo degno di nota. “Il Rolfing®️ dà Strumenti, Il Rolfing®️ ti insegna a conoscere il tuo corpo, il Rolfer®️ ti aiuta a liberare le rigidità, le restrizioni… Ti aiuta a notare gli automatismi che tu ripeti costantemente che spesso creano ancor più tensioni… ma soprattutto dà strumenti” Cit. Marina Blandini - Certified Advanced Rolfer™ e Coreografa "Oltre al lavoro sul tessuto connettivo, e quindi sulla struttura del corpo, si lavora sulla funzione, e cioè su come funzioniamo, su come respiriamo, su come ci muoviamo, camminiamo, ci alziamo. Molte volte i dolori vengono proprio da un uso improprio del corpo." Cit. Annapaola Bacalov - Danzatrice, Coreografa e Certified Rolfer™ Un esempio di apertura alla conoscenza di come la geniale intuizione di Ida Pauline Rolf (Fondatrice del metodo Rolfing) abbia orientato la Ricerca Scientifica e di come le relative scoperte abbiano migliorato la pratica professionale anche in ambito artistico. Nel Video Marina Blandini, Coreografa e Professore danza contemporanea, Advanced Rolfer e operatore Rolf Movement Annapaola Bacalov Danzatrice, Coreografa e Rolfer, condivide la sua ricerca sul corpo in ascolto e in movimento Nicola Carofiglio Certified Rolfer, membro facoltà europea di Rolf Movement™, Danzatore, Coreografo, Istruttore di Gyrotonic e Gyrokinesis Pierpaola Volpones Chair della Faculty Europea del Rolfing Regia live di Eleonora Celli Presidente di FRI – Formazione Rolfing Italia - www.formazionerolfing.it MAGGIORI INFORMAZIONI QUI
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Oggi vi proponiamo una recente intervista di Andrea Newman - Certified Advanced Rolfer®, Yoga teacher trainer (BWY), BSc(Hons) Biochemistry Andrea Newman - UK , pubblicata sul sito dell'European Rolfing Association, dove Andrea spiega le ragioni che l'hanno spinta a divenire una Rolfer® e come l'integrazione strutturale Rolfing, ridonando elasticità al corpo, si integri perfettamente con i percorsi di Yoga. Andrea Newman dice: "Yoga e Rolfing vanno molto a braccetto (...) vanno molto di pari passo. Sono le mie due fonti di ispirazione e sostegno nella vita. Sono molto fortunata ad aver avuto l'opportunità di apprendere le abilità necessarie per essere una Rolfer® e di essere in grado di aiutare le persone nella mia pratica a farle trovare più agio nel loro corpo e nella loro vita." continua dicendo: "Nella mia pratica privata di Rolfing® vedo un'ampia varietà di persone. Molti vengono a causa del dolore, o perché hanno raggiunto il capolinea con esami medici che non hanno riscontrato nulla di sbagliato e hanno bisogno di un nuovo approccio, o semplicemente perché si sentono "bloccati". Tutte queste esperienze possono essere debilitanti e, a volte, proprio quando hai più bisogno della tua pratica yoga, non sei in grado di praticarla. Il Rolfing può aiutare a cambiare queste situazioni e rimetterti in carreggiata. (...) a volte, proprio quando hai più bisogno di praticare Yoga, capita che non sei in grado di farlo. Il Rolfing può aiutare a cambiare queste situazioni e rimetterti in carreggiata." LEGGI L'ARTICOLO INTEGRALE Per scoprire come diventare un Rolfer® visita il sito della formazione italiana: www.formazionerolfing.it
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"Una pioniera nella ricerca sulla Fascia" è il nuovo video realizzato da DIRI (Dr. Ida Rolf Institute®) sulla Dr. Ida P. Rolf e la sua intuizione sul tessuto chiamato Fascia e il suo ruolo sull'equilibrio del corpo umano. Buona Visione Fonte: Vimeo Produttore: DIRI (The Ida Rolf Institute™) Canale: Renaissance Media
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Rolfing un ottima base per lo Yoga? Così recita una parte dell'articolo "Regain Balance with Rolfing®", pubblicato lo scorso ottobre su "Life Positive", nota rivista internazionale in ambito dei benessere. Il Rolfing può risolvere il dolore e diversi disagi per una varietà di problemi di salute, tra cui mal di schiena, traumi, rigidità da invecchiamento e lesioni da movimento ripetitivo. Il Rolfing è anche un'ottima base per lo yoga e lo integra così come altre pratiche di benessere personale. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il Rolfing non rientra nella categoria dei massaggi. LEGGI L'ARTICOLO INTEGRALE QUI Fonte: https://rolfing.org/positive-life-regain-balance-with-rolfing/ Articolo originale: https://www.magzter.com/stories/Health/Life-Positive/Regain-balance-with-Rolfing
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Rolfing S.I. e Stress: estratti delle conferenze In questa sezione dedicata agli approfondimenti troverete gli estratti delle conferenze che spiegano il metodo di Integrazione Strutturale Rolfing come strumento per diventare consapevole delle dinamiche interne e abbassare la soglia di stress. Relatori delle conferenze: Rita Geirola (Presidente AIR), Luigi Negro (psicologo e psicoterapeuta), Andrea Meynardi (Certified Rolfer). Organizzatrice: Daniela Risser (Certified Rolfer)
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Da un lavoro in uno studio d’ingegneria, che lo portava a lavorare all’estero, ad un presente da Rolfer™. È l’esperienza di Simone Costa, Rolfer di Milano, che dopo le dieci sedute di Rolfing ha capito che la vita che si era costruito non gli piaceva più. Così ha deciso di ascoltare il suo corpo, che gli ha detto di cambiare. “Mi piace dire che è il mio corpo che mi ha fatto comprendere di voler diventare Rolfer e mi ha spinto a cambiare vita. – spiega Simone – La volontà di un dialogo più diretto con il mio corpo, di una congruenza tra ciò che facevo nella vita e ciò che, invece, sentivo più giusto per me, mi aveva già spinto verso il teatro e verso esperienze di lavoro corporeo a diversi livelli. Ero insoddisfatto, il mio lavoro non mi rispecchiava, non mi sentivo nel mio elemento. Attraverso il Rolfing ho visto chiaramente come doveva e poteva essere la mia vita”. Costa ha scoperto il Rolfing grazie a un post in Facebook, poi la curiosità di sperimentare lo ha portato in uno studio di Rolfing. Quindi il corso per diventare Rolfer. “Il Rolfing non è un massaggio, ma è altro: questa è la grande differenza rispetto ad altre tecniche di manipolazione. Non interviene sul sintomo, sul dolore, sulla contrattura, sulla postura sbagliata, ma va oltre, offrendo modalità e strumenti di conoscenza del proprio corpo, di come questo interagisce con lo spazio e con l’ambiente che lo circonda, migliorando così non solo il rapporto con se stessi e la propria fisicità, ma anche con il mondo. Attraverso il tocco del Rolfer, che incontra le diverse zone del nostro corpo, aumenta la consapevolezza e si dispiegano le potenzialità. C’è una grande differenza, quando vuoi comprendere veramente qualcosa, tra ascoltare le istruzioni, imparare ad eseguirle e diventare ciò che si è imparato. Un conto è la conoscenza a livello mentale, un conto è la messa in pratica della conoscenza, un altro è ‘saper essere’ quella cosa. È un livello più alto, che appartiene al corpo quando diventa capace di introiettare la consapevolezza. Il corpo può dire cose alle quali la mente non arriva”. Dato che il metodo di Integrazione Strutturale Rolfing considera il corpo nel suo insieme, i benefici che se ne possono trarre si riflettono su tutta la persona: sul modo di muoversi, sui dolori articolari, sullo stato emotivo. “Grazie al percorso di Rolfing, sin dall’inizio, mi sono sentito deciso, assertivo e determinato – conclude Simone - Ho capito cosa volevo dalla mia vita e ho intrapreso il percorso più efficace per avvicinarmici”. Maggiori informazioni su Simone Costa qui Sito personale
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Si fa presto a dire medicina alternativa. E’ come dire ’fatti un’altra mamma...’ Mica facile abbandonare la vecchia via per la nuova, in un campo tanto delicato psicologicamente come la cura. Mi ricordo mio nonno: quando stava male voleva a tutti costi la ’pillola’. Una volta che il medico gliela prescriveva e lui, scrupolosamente, la prendeva, il più era fatto, si sentiva guarito. Io sono peggio di lui: a me basta addirittura andare in farmacia, pagare le medicine e già mi sento meglio. Da questo punto di vista sarei un ottimo soggetto per la medicina alternativa, nel senso che sarei sensibilissimo all’effetto psico-placebico. Il problema però è che bisognerebbe che prima mi convincessi della bontà di queste discipline mediche. Devo dire che, spinto da Syusy, le ho provate un po’ tutte. E poi, parlando con amici medici, ne ho sentite di tutti i colori, poiché ho amici di tutte le tendenze terapeutiche. Cominciamo dall’omeopatia. Ho amici naturopati che la consigliano, altri amici medici ’tradizionali’ che si sganasciano dalle risate al solo sentir parlare di omeopatia: alcuni dicono che non fa niente, altri sostengono che potrebbe addirittura fare male. Boh. E io che ne so? Di una cosa mi sono convinto (a torto o a ragione): che la medicina allopatica magari è velenosa, ma è efficace prima, quella omeopatica forse ha meno effetti collaterali, ma ci mette di più a farti guarire da un sintomo. Allora faccio così: quando sento che una malattia (tipo mal di gola, diarrea) sta per arrivare, ma non ne sono tanto sicuro, quando cioè mi sento galleggiare psicologicamente tra prevenzione e ipocondria, allora prendo le medicine omeopatiche. Quando invece sto male - male ricorro a quelle chimiche - sintetiche - allopatiche. Se poi sono impegnato in un lavoro che non posso rimandare, allora è anche peggio: sarei disposto a consultare un veterinario e farmi dare antibiotici da cavallo. Poi mi pento perché mi sembra di consumare la mia salute sacrificandola all’efficienza immediata, ma questo è un altro discorso (per cui mi serve la mia analista). Poi c’è la medicina cinese, di cui è esperto il mio medico di base, a cui sono affezionato perché mischia antibiotici e Chi Quong. Effettivamente quella cinese faccio fatica a considerarla una medicina ’alternativa’: come si può definire alternativa (e quindi provvisoria, marginale, sperimentale) una medicina che cura da millenni miliardi di persone? Io soffrivo di gastrite. I vari medici non erano mai andati più in la del Malox, che mi dava solo un sollievo temporaneo. Un giorno sono andato dal maestro cinese del mio medico, che mi ha messo un ago (che impressione!!!) e poi mi ha detto che il mio stomaco stava bene, era il mio fegato ad essere malato. E in quell’occasione ho effettivamente capito la superiorità (almeno teorica) della medicina olistica, quella cioè che considera il corpo umano come un’entità unica in cui gli organi sono collegati da rapporti energetici, a differenza della medicina occidentale che rischia sempre di vedere ogni organo come una cosa a se stante. Va beh, fatto sta che il medico cinese mi ha dato la cura: una serie infinita di tisane dal sapore francamente insopportabile. Ho fatto la cura ed effettivamente sono stato bene, però quante volte ho rimpianto il buon sapore del Malox, soprattutto nella sapida versione al limone! Poi mi è capitato di andare anche in Cina, e di visitare una vera farmacia tradizionale cinese: molto pittoresca, molto affascinante. Peccato che proprio non ci si capisse nulla: non c’erano tutti quei begli espositori pubblicitari che ci sono da noi, che quando uno entra in farmacia si sente tutti i mali del mondo, ma poi li può esorcizzare comprando un sacco di medicine! C’è poi la medicina ayurvedica: sono stato un paio di volte in India e in Nepal, dove immancabilmente Syusy mi ha trascinato da medici del posto. La cosa funziona così: il medico ti riceve in un posto più o meno salubre (spesso è una cameretta col pavimento in terra battuta sporco di sputi di bethel e un semplice sgabello) e ti visita tastandoti il polso. Poi la diagnosi assomiglia un po’ a quella della cartomante, nel senso che è lui che indovina quello che hai, analizzando gli equilibri degli umori interni che ha intuito dall’auscultazione del polso stesso. Poi ti fa la diagnosi (con me ammetto che ci hanno sempre preso) e ti prescrive la cura, vendendoti direttamente le medicine dell’attigua farmacia-laboratorio. E qui sorge il problema: in genere le medicine ayurvediche sono una serie incredibile di palline più o meno puzzolenti, più o meno somiglianti alle caccole di un coniglio, dai nomi difficili per cui si rischia sempre di fare confusione. E poi, soprattutto le cure ayurvediche sono lunghe: bisogna aver pazienza, cosa del resto perfettamente connaturata allo spirito e alla filosofia orientale. Peccato che io sia un occidentale nevrotico, finisce sempre che la cura ayurvedica non ho pazienza di finirla, e ricorro agli antibiotici. Mi sono sottoposto anche al metodo Rolfing. E con quello sono andato decisamente bene, forse perché si tratta di un metodo alternativo, ma nordamericano, inventato appunto dalla signora Ida Rolf. Avevo un gran male alle ginocchia e alcuni amici ortopedici volevano segarmi i femori e riattaccarmeli di nuovo per fare in modo che l’osso lavorasse in modo diverso, mi è venuto in mente il libro Taras Bulba, e le torture cosacche. Alla notizia ho dovuto sottopormi immediatamente ad un auto-terapia psico-scaramantica (consistente in un leggero massaggio scrotale) per reggere al colpo. Allora Syusy mi ha portato da un amico ’rolfer’, che mi ha detto che il mio male alle ginocchia deriva dal fatto che io avevo i pesi del mio corpo mal bilanciati, quindi mi ha sottoposto ad una serie di massaggi connettivali (in pratica ha preso i miei muscoli con la dita e me li ha ’spostati’) per riequilibrare la struttura. Forse ho patito tanto di quel male che Gesù Misericordioso mi ha graziato del mal di ginocchia, fatto sta che sono guarito, senza che nessuno mi spezzasse i femori. Concludendo: mi faccio vaccinare contro l’influenza ma poi mi prendo anche le palline omeopatiche di Oscillococcinum; contro il mal di gola mischio arnica, collutorio e supposte. Se ho il mal di pancia prendo varie schifezze chimiche e poi però mi faccio una sorta di auto-prano-terapia mettendomi le (mie) manine calde sul pancino, e mi pare di stare meglio. In sintesi ho riadattato la mentalità pragmatico-placebica di mio nonno ai tempi. Solo su due cose mi sento di avere un parere preciso: la prima che è vergognoso che l’assistenza pubblica non sostenga anche medicine cosiddette ’alternative’ (che tali non possono più essere definite), tenuto conto che se io pago le tasse voglio poi essere io a decidere che tipo di assistenza mi serve. Ma su un terreno sono rimasto ’conservatore’ convinto, cioè quello della diagnostica: va bene l’iridologo che ti guarda negli occhi, va bene ayurvedico che ti tasta il polso, va bene l’energetico che ti dice che intolleranze alimentari hai facendo forza su un braccio, ma delle belle analisi del sangue (e delle urine, e delle feci e radiografie, TAC scintigrafie, ecografie ecc..) mi fido di più. Poi, quanto alla cura, se ne parla.
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Andrea Brighi, Vicepresidente Associazione Italiana Rolfing®, spiega con un video, in modo semplice e diretto cos'è il Rolfing® il metodo di educazione corporea ideato dalla dr. Ida P. Rolf. "L'Integrazione Strutturale Rolfing® è un metodo di lavoro che mira a stabile equilibrio ed armonia nella struttura corporea attraverso un tocco educativo ed evocativo del tessuto connettivo e l'educazione al movimento." Andrea Brighi è Certified Rolfer™ e Vicepresidente Associazione Italiana Rolfing® maggiori informazioni su: www.andreabrighi.it
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"Il Benessere corporeo (e non solo) si esprime nella forma e nella fluidità del movimento. Il Rolfing®, in breve tempo, ridà forma al tuo benessere in modo visibile e duraturo. Grazie al lavoro sulle Fasce e alla rieducazione corporea possiamo ringiovanire il nostro corpo e riapropriarci di una flessibilità e fluidità da tempo dimenticata.“ Maggiori informazioni su www.rolfingveneto.org Maggiori informazioni su Roberto Rosolen qui
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Accade spesso che il nostro corpo si irrigidisca o si blocchi progressivamente, come se qualcosa ne avesse alterato il naturale equilibrio. Questo può avvenire indipendentemente dal fatto che si faccia o meno sport e movimento. Come mai? Le cause posso essere molte, ma possiamo individuarne principalmente sei: la forza di gravità, gli errori posturali, le lesioni, le malattie, un esercizio fisico eccessivo, errato o carente, i disturbi emotivi. La Forza di Gravità La forza di gravità, che la maggior parte di noi si limita semplicemente a dare 'per scontata' e tende a non considerare, è in realtà ciò che caratterizza ogni aspetto della vita sulla terra. Essa comprime, tende, contorce e piega il nostro corpo, senza mai interrompersi. Quando però ci si entra in conflitto, emergono alcune stimolazioni sensoriali del corpo, come la stanchezza cronica o i problemi nei movimenti, che nascono proprio per segnalarci un malessere. Il Movimento e il gesto motivante Per vivere meglio, dunque, è fondamentale conoscere il nostro corpo ed avere un corretto senso del movimento. Questo, a seconda delle condizioni della 'struttura', può essere di diverso tipo: sottile, acuto, ricettivo, inattivo. Oppure può inibirsi, fino ad arrivare alla paralisi. Basta infatti che una tensione si instauri spasmodicamente in un segmento corporeo per comprometterne la coordinazione motoria, e con essa l'abilità di reazione agli stimoli del mondo esterno. In casi simili, l'esercizio fisico può aiutare, ma non risolve il problema. A farlo è l´approccio, il gesto motivante, che renderà il movimento una espansione del momento, in una sorta di continuo dialogo tra spazio e tempo nel quale il corpo si muove in relazione alla forza di gravità. Lo Sport e la percezione del Movimento Se la percezione dei nostri movimenti è un aspetto fondamentale per la vita di chiunque, lo è a maggior ragione per chi pratica sport, a qualunque livello. I movimenti ripetitivi e agonistici che ricorrono in molte discipline richiedono precisione e concentrazione su precise parti del corpo. Ad esempio, un tennista dalle spalle 'cascanti', continuerà a tenerle in tensione pur allenandosi per lungo tempo. Allo stesso modo, un corridore che ha degli arti rigidi potrà correre per decine di chilometri senza essere in grado di avvertire le tensione e l'usura dei propri tessuti. Come fare, allora, ad avere la consapevolezza necessaria per muoversi in modo armonico ed efficace nello spazio? Il Rolfing® è la soluzione Il Rolfing è la soluzione a questo tipo di problematiche. Il metodo corporeo creato dalla Dr. Ida Rolf è un vero e proprio processo educativo che ha come obiettivo l'affinamento della comunicazione con il proprio spazio interiore, affinché il movimento possa essere potenziato ed eseguito in armonia con la forza di gravità. Per raggiungere questo obiettivo, il Rolfer pratica al cliente delle manipolazioni del tessuto connettivo e gli fa eseguire specifici esercizi di percezione corporea che, come risposte del sistema nervoso alla organizzazione delle masse corporee nello spazio, doneranno al cliente una maggiore rilassatezza. In questo modo, la persona che prima era sopraffatta dai dolori articolari e dalle lesioni (o peggio ancora che soffriva di problemi tali da impedirgli il normale movimento) si potrà liberare da tutte le tensioni per tornare a godere del proprio benessere psicofisico. di Nicola Carofiglio Certified Advanced Rolfer – Rolf Movement Practitioner
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Un interessante articolo su come il corpo possa divenire tramite di esperienze e nuove percezioni. Leggi tutto qui Fonte: www.craniosacrale.it
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Rolfing®: è una possibile risposta al tuo dolore cronico? "quella notte e nei giorni successivi osservai come si sente il mio corpo dopo il Rolfing®. Mi sento equilibrato, stabile e con i piedi per terra e sto girando la testa con maggiore facilità. C'è un pochino di morbidezza sul mio petto dove la fascia è stata rilasciata, ma tutto sommato mi piace, come se avessi fatto un buon allenamento... " Un articolo/testimonianza sul Rolfing® e le sue azioni sul benessere generale del corpo, leggi tutto nel link sotto LEGGI TUTTO Fonte originale: http://www.nourishtheguide.com Autore: Ché Miller Versione in inglese sul sito dell'European Rolfing® Association
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In un recente articolo comparso sulla rivista GEO, si parla della “scoperta” di un universo interno la cui funzione è ancora poco conosciuta. Oggetto dell’articolo è il tessuto connettivo, in particolar modo le fasce. Delle particolari guaine fibrose e biancastre che stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella ricerca medico-scientifica. Numerosi sono infatti gli studiosi, che partendo da interessi differenti, ne hanno sottolineato la centralità nella genesi e nel mantenimento di diversi disturbi fisici, in particolar modo di quei fastidiosi e cronici dolori dell’apparato muscolo-scheletrico che sembrano non avere un riscontro causale nelle indagini diagnostiche tradizionali (RM, RMI, TC, RX). A parlarne, nell’articolo, è la professoressa Carla Stecco, docente di Anatomia presso l’Università di Padova. Come spesso accade, il punto di partenza è un problema personale. La docente racconta che all’età di 18 anni rimase coinvolta in un incidente stradale che le procurò una distorsione cervicale, problema che risolse con l’applicazione dei protocolli di intervento che normalmente si prescrivono in queste situazioni. Il dolore sparì, i giorni passarono e l’episodio venne archiviato come una brutta parentesi, una pagina nell’album dei ricordi della nostra vita. Con il passare del tempo, racconta la professoressa, e con l’adozione di posture sedentarie e abituali (gli studenti e coloro che lavorano dietro una scrivania hanno ben chiara questa immagine), iniziarono a comparire dei dolori inspiegabili, o almeno di intensità non giustificabile. Tutti, o la gran parte delle persone, sanno bene a cosa si riferisca la docente: quei dolori che ti spingono alla ricerca di un rimedio, che ti portano da uno studio all’altro alla ricerca di una causa ma soprattutto di una soluzione, quelle via crucis che spesso terminano contro un muro fatto da tre semplici parole “Ci deve convivere”. Questa è infatti la frase che molte persone si sentono ripetere al termine di questi pellegrinaggi della speranza su un cammino lastricato di visite mediche, farmaci, iniezioni, terapie, soldi e tempo. Ed è proprio durante questa ricerca che la dottoressa Stecco entra in contatto con un fisioterapista e per la prima volta sente il termine fascia. Nei corsi universitari, durante le dissezioni dei cadaveri, il tessuto connettivo è considerato una parte da eliminare, viene separato dagli organi e dai muscoli senza prestarvi alcuna attenzione. Esso è invece una struttura di raccordo, spiega la professoressa, “il tessuto connettivo lo troviamo ovunque, non solo nei tendini, nei muscoli e nelle cartilagini. Attraversa tutto il corpo come una rete, connettendo le diverse parti dalla testa ai piedi, dall’esterno all’interno. Avvolge e penetra tutti gli organi”. Se fingessimo di togliere tutto dal tronco, fino al tessuto connettivo, la forma umana rimarrebbe completa: ogni organo, muscolo, ogni parte rimarrebbe dov’è, vuota certo, ma comunque ben posizionata e riconoscibile. Ci sono diverse tipologie di tessuto connettivo, che si differenziano sia per il tipo di cellule che lo compongono sia per la natura della matrice extracellulare presente. La natura di questa matrice determina le caratteristiche dei diversi tipi di tessuto connettivo: si va da una matrice extracellulare fluida (sangue e linfa) in cui possono essere trasportati diversi tipi di cellule connettivali (eritrociti, leucociti, ecc.), ad una matrice solida ma lassa che prevede il passaggio dei vasi sanguigni e delle sostanze, fino ad una matrice calcificata (tessuto osseo) che permette di creare strutture resistenti. L’interesse della studiosa è attirato dal tessuto connettivo lasso, che fa parte del “tessuto connettivo propriamente detto”, caratterizzato dalla presenza di numerose cellule con tipologia variabile mentre la sostanza amorfa è povera di fibre e non particolarmente densa, si presenta vischioso ed oleoso ed è disposto tra le diverse fasce, muscoli ed organi, ma anche all’interno dei singoli strati fasciali garantendo l’autonomia dei diversi elementi. Il connettivo lasso, dice la professoressa, permette al corpo in movimento l’armonia dello scorrimento interno. I muscoli infatti sono avvolti da questo tessuto ed ogni contrazione, ogni allungamento vengono trasmessi al tessuto connettivo che accompagna il movimento rendendolo fluido e armonioso. L’ipotesi della studiosa, e di molti altri che si sono avvicinati allo studio della fascia, è che questo tessuto, così come facilita il movimento può anche ostacolarlo, o più in generale, così come è coinvolto nel mantenimento di uno stato di benessere ed equilibrio tra le parti, può anche essere causa di dolore. Soprattutto se consideriamo che l’80% delle terminazioni libere dei nervi si trova nel tessuto connettivo sottocutaneo che delimita i muscoli. La rete connettivale è quindi piena di sensori del movimento e di nocicettori (i recettori del dolore), e contribuisce anche alla propriocezione, ossia alla capacità di riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e di percepire il movimento. Gli studi sulla fascia hanno condotto gli studiosi ad ipotizzare che la causa del dolore non risieda solo nei muscoli e nelle articolazioni, ma potrebbe essere legata ad una alterazione delle fasce. Se i muscoli sono deboli, ad esempio per mancanza di movimento, il tessuto connettivo prolifera, si verifica cioè una produzione eccessiva di collagene che ne provoca l’irrigidimento. Strati rigidi e tesi causano dei blocchi, riducono l’azione lubrificante del tessuto connettivo, e questo impedisce ai vari elementi (muscoli, tendini, ecc.) di scivolare tra di loro. Questa mancanza di scorrimento limita la capacità di muoversi generando al contempo dolore. La docente nell’articolo utilizza una metafora di forte impatto, ossia paragona la fascia alla seta: immaginate due strati di seta che scorrono l’uno sull’altro, e poi immaginate la stessa operazione di sfregamento realizzata con del lino grezzo; la sensazione evocata dalla seta è quella che si ha quando le fasce sono “in buona salute”, quando si verifica una alterazione le fasce diventano come lino, fino addirittura ad incollarsi del tutto come fossero velcro. Robert Schleip, psicologo, Rolfer, biologo umano e fisioterapista, studia la fascia da anni presso il laboratorio dell’università di Ulm, in Germania. Egli sostiene, che essendo la fascia presente ovunque, un movimento del braccio si ripercuote sul piede, ossia che ogni movimento non rimane circoscritto alla sola parte che lo esegue e che in esso è coinvolta, ma si trasmette anche a zone limitrofe o molto lontane del corpo. Questo perché la fascia è come una sorta di rete che trasmette la forza meccanica in ogni punto del corpo umano. L’interconnessione delle parti spiega perché una lesione in basso può avere conseguenze in un punto più in alto del corpo. Anche in questo caso la verifica è abbastanza semplice da fare. Se cerchiamo nel nostro album mentale sicuramente troveremo il ricordo di una qualche esperienza capitata a noi o ad altri in cui, in seguito ad un problema ad un piede o ad un ginocchio, si sia manifestato un dolore alla schiena, o in cui una tensione cronica della mano abbia causato un dolore alla spalla. Queste sono situazioni di compensazione, il corpo si adatta assumendo una postura che permetta di non sentire dolore, ma con il tempo porta ad un peggioramento della situazione; ed è vero anche l’inverso, ossia una postura protratta per un lungo periodo di tempo può portare alla fissazione di una parte con una conseguente riduzione di mobilità e dolore. Le fasce, come ogni altra cosa, subiscono l’effetto del tempo diventando meno flessibili, ma sono soprattutto le micro lesioni non diagnosticate a causare dolori: distorsioni, contusioni, ferite, cicatrici post-operatorie, movimenti sbagliati…quei piccoli traumi quotidiani a cui non diamo peso, ma che con il tempo tornano a farsi sentire. Le fasce sono infatti molto sensibili sia a stimoli meccanici come l’attività fisica o la sua assenza, sia a stimoli psicologici come lo stress, e anche una errata alimentazione può influire su di esse. Una volta che questo processo “degenerativo” si è innescato, cosa possiamo fare? Robert Schleip afferma che “chi non si muove, si blocca”. L’attività motoria regolare stimola infatti il tessuto connettivo ed ha effetti anti-fibrotici: entro 72 ore dal movimento i fibroblasti iniziano a produrre nuovo collagene, e materiali molecolari, per sciogliere le catene infeltrite. Tuttavia questo lavoro di rinnovamento è molto lento e lungo, occorre infatti un anno per rinnovare metà del collagene presente nell’organismo. Solo dopo questo periodo sono riscontrabili miglioramenti nell’intera struttura corporea. Ma quando il corpo è ormai compromesso, il movimento non basta, bisogna fare di più. Ed è qui che intervengono tutti quegli approcci, spesso olistici, che agiscono sul connettivo. Come l’agopuntura, oggetto di studio della dottoressa Helene Langevin docente presso la facoltà di medicina di Harvard, a Boston. La quale ha rilevato come la torsione dell’ago nell’agopuntura classica stimoli una reazione meccanica nel connettivo facilitando l’eliminazione del collagene vecchio e la produzione del nuovo. Questo effetto anti-fibrotico si ottiene anche con i lenti e delicati allungamenti delle fasce nello yoga, o con la pressione e gli allungamenti manuali, soprattutto in quelle discipline che hanno come target il tessuto connettivo, come l’osteopatia, il massaggio connettivale, la terapia del trigger point, la manipolazione fasciale, il metodo di distorsione fasciale, e il Rolfing, già citato parlando di Schleip, che unisce alla manipolazione anche una educazione al movimento. Ispirato all’omonimo articolo comparso sulla rivista GEO. Rielaborazione e stesura a cura di Carla Ranalli, Certified Rolfer™ e Rolf Movement Practitioner














