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Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing® - Rolfing®: armonia ed equilibrio nella struttura corporea attraverso il tocco e l'educazione al movimento. Integrazione Strutturale, Postura , Benessere, Fascia
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Un interessante articolo sui benefici dell'integrazione strutturale Rolfing® in soggetti affetti da scoliosi. L'articolo, scritto da Lu Mueller-Kaul, mostra immagini "prima e dopo" il ciclo di Rolfing e spiega le sue implicazioni in termini di miglioramento e benessere generale. “Numerose forme di lavoro corporeo, come l'integrazione Strutturale Rolfing®, possono alleviare i sintomi associati alla Scoliosi… “ LEGGI TUTTO QUI Autore: Lu Mueller-Kaul | Versione Inglese su European Rolfing Association Fonte Originaria: balanceorlando.com
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Il corpo umano è un'opera d'arte in movimento, una sinfonia che necessita di armonia per funzionare al meglio. Questo è il principio che accomuna due discipline apparentemente lontane: il Rolfing® e l’Aerial Yoga. Come spiegato nell’articolo "Finding Harmony: Exploring Synergies Between Rolfing and Aerial Yoga" su RolfingNow, la combinazione di queste pratiche può trasformare profondamente la nostra relazione con il corpo, offrendo benessere fisico ed emotivo. Il Rolfing® si concentra sull’allineamento del corpo rispetto alla forza di gravità, aiutando a rilasciare tensioni profonde e a correggere posture errate. Dall’altra parte, l’Aerial Yoga utilizza il supporto dei tessuti sospesi per creare una sensazione di leggerezza, permettendo al corpo di muoversi liberamente nello spazio. Questo interessante articolo sottolinea come l’assenza di peso durante le sessioni di Aerial Yoga aiuti a scoprire nuovi modi di percepire il corpo, liberandolo da restrizioni e dolori. Una sinergia tra tocco e movimento Il Rolfing® è una metodo manuale che lavora attraverso il contatto fisico per riorganizzare la struttura corporea, mentre l’Aerial Yoga integra il movimento fluido, creando una danza tra forza e morbidezza. Questa sinergia tra tocco e movimento permette di sperimentare una profonda connessione con il proprio corpo, aumentando la consapevolezza corporea e favorendo una sensazione di leggerezza interiore. Per chi è alla ricerca di un approccio olistico al benessere: la combinazione di Rolfing® e Aerial Yoga offre una strada verso la trasformazione personale. La forza di gravità non è più un nemico da combattere, ma un’energia con cui collaborare per ritrovare equilibrio, forza e serenità. Se questa armonia tra corpo e mente vi affascina, vi invitiamo a leggere l’articolo originale per scoprire come queste due discipline possano influenzare positivamente la vostra vita. Articolo Originario: Finding Harmony: Exploring Synergies Between Rolfing and Aerial Yoga Kommentar verfassen / Rolfing / 10 Luglio 2024
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Sono Marco, dalla Sardegna, un libero professionista appassionato di apnea e immersioni. Grazie al Rolfing ho scoperto di avere delle straordinarie potenzialità che non sfruttavo. Partiamo dall'inizio: frequentavo una scuola di apnea da circa tre anni, la disciplina mi piaceva e quindi mi allenavo costantemente per arrivare a buoni risultati. Quando ho iniziato, mi immergevo per miei 'modesti' 24 mt, che poi sono riuscito a portare a 35 mt. Nel frattempo, ho conosciuto il Rolfing. Per puro caso, durante una fiera del benessere. Attratto dal logo dell'Associazione Italiana Rolfing, che mi incuriosiva, mi sono fermato a chiedere informazioni al loro stand. E, da quel momento in poi, ho iniziato il mio percorso. Prima di inziare con le sedute ero convinto di avere una cassa toracica con una buona elasticità. Ora, invece, ripensando al mio torace, ma anche a tutto il resto del corpo, l'immagine che mi viene in mente è quella di una mummia egizia: una fascia stretta e per niente elastica che mi limitava nella respirazione e che rendeva ogni movimento più faticoso. Negli allenamenti con le pinne, ad esempio, le mie gambe faticavano per la mancanza di ossigeno. Ma pian piano, andando avanti con le sedute, ho scoperto che il Rolfing rendeva il mio torace elastico e leggero. Tanto che ora la mia sensazione nel prendere aria è quella di “non sentirmi mai pieno” perché il mio torace è completamente libero da tensioni, e lo è anche tutto il resto del corpo. Dopo il ciclo delle dieci sedute (e tanto allenamento), sono arrivato ad immergermi fino 75 mt. Galvanizzato da questo risultato, ho deciso di partecipare al campionato italiano indoor di Apnea. Prima, però, sono tornato dalla mia rolfer per un paio di sedute. Risultato: ho terminato la mia avventura agli italiani indoor con 116 mt e una bellissima sensazione di rilassatezza. Non perché ero in procinto di svenire ma perché mi sentivo favolosamente bene! Dopo la mia esperienza, devo proprio ammetterlo: ogni occasione è buona per consigliare il Rolfing a chiunque incontri.
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Eleonora Celli, con EssenZia Rolfing® inaugura la stagione del Rolfing a San Giovanni in Marignano, con un incontro dedicato a conoscere il metodo Rolfing® e le sue applicazioni. Nel corso dell'evento si avrà l'opportunità di conoscere questo metodo olistico e le sue applicazione nel vivere quotidiano Un incontro della durata di circa un'ora e mezza che si articolerà in momenti dedicati all'ascolto dei principi ispiratori del Rolfing e momenti guidati a percepire e comprendere come potenziare, migliorare, alleggerire il tuo corpo. Eleonora dice: "Vorrei fare capire quanto sia importante essere consapevoli delle relazioni che ci interconnettono, sia verso l'interno che nell'ambiente che ci circonda." ConTATTO Rolfing® sarà un laboratorio di gruppo per l'esplorazione di come il tocco consapevole sia un potente mezzo di comunicazione, espressione, dialogo, esempio concreto. Maggiori Informazioni qui L'evento è gratuito previa prenotazione al (+39) 3383884915 o inviando una mail a eleonoracelli.rolfing@gmail.com Sede: Via Reno 33 - San Giovanni In Marignano Contatto: (+39) 3383884915 E-Mail: eleonoracelli.rolfing@gmail.com Eleonora Celli è Certified Rolfer™ & Rolf Movement™ Practitioner, maggiori informazioni a riguardo qui
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In un recente articolo comparso sulla rivista GEO, si parla della “scoperta” di un universo interno la cui funzione è ancora poco conosciuta. Oggetto dell’articolo è il tessuto connettivo, in particolar modo le fasce. Delle particolari guaine fibrose e biancastre che stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella ricerca medico-scientifica. Numerosi sono infatti gli studiosi, che partendo da interessi differenti, ne hanno sottolineato la centralità nella genesi e nel mantenimento di diversi disturbi fisici, in particolar modo di quei fastidiosi e cronici dolori dell’apparato muscolo-scheletrico che sembrano non avere un riscontro causale nelle indagini diagnostiche tradizionali (RM, RMI, TC, RX). A parlarne, nell’articolo, è la professoressa Carla Stecco, docente di Anatomia presso l’Università di Padova. Come spesso accade, il punto di partenza è un problema personale. La docente racconta che all’età di 18 anni rimase coinvolta in un incidente stradale che le procurò una distorsione cervicale, problema che risolse con l’applicazione dei protocolli di intervento che normalmente si prescrivono in queste situazioni. Il dolore sparì, i giorni passarono e l’episodio venne archiviato come una brutta parentesi, una pagina nell’album dei ricordi della nostra vita. Con il passare del tempo, racconta la professoressa, e con l’adozione di posture sedentarie e abituali (gli studenti e coloro che lavorano dietro una scrivania hanno ben chiara questa immagine), iniziarono a comparire dei dolori inspiegabili, o almeno di intensità non giustificabile. Tutti, o la gran parte delle persone, sanno bene a cosa si riferisca la docente: quei dolori che ti spingono alla ricerca di un rimedio, che ti portano da uno studio all’altro alla ricerca di una causa ma soprattutto di una soluzione, quelle via crucis che spesso terminano contro un muro fatto da tre semplici parole “Ci deve convivere”. Questa è infatti la frase che molte persone si sentono ripetere al termine di questi pellegrinaggi della speranza su un cammino lastricato di visite mediche, farmaci, iniezioni, terapie, soldi e tempo. Ed è proprio durante questa ricerca che la dottoressa Stecco entra in contatto con un fisioterapista e per la prima volta sente il termine fascia. Nei corsi universitari, durante le dissezioni dei cadaveri, il tessuto connettivo è considerato una parte da eliminare, viene separato dagli organi e dai muscoli senza prestarvi alcuna attenzione. Esso è invece una struttura di raccordo, spiega la professoressa, “il tessuto connettivo lo troviamo ovunque, non solo nei tendini, nei muscoli e nelle cartilagini. Attraversa tutto il corpo come una rete, connettendo le diverse parti dalla testa ai piedi, dall’esterno all’interno. Avvolge e penetra tutti gli organi”. Se fingessimo di togliere tutto dal tronco, fino al tessuto connettivo, la forma umana rimarrebbe completa: ogni organo, muscolo, ogni parte rimarrebbe dov’è, vuota certo, ma comunque ben posizionata e riconoscibile. Ci sono diverse tipologie di tessuto connettivo, che si differenziano sia per il tipo di cellule che lo compongono sia per la natura della matrice extracellulare presente. La natura di questa matrice determina le caratteristiche dei diversi tipi di tessuto connettivo: si va da una matrice extracellulare fluida (sangue e linfa) in cui possono essere trasportati diversi tipi di cellule connettivali (eritrociti, leucociti, ecc.), ad una matrice solida ma lassa che prevede il passaggio dei vasi sanguigni e delle sostanze, fino ad una matrice calcificata (tessuto osseo) che permette di creare strutture resistenti. L’interesse della studiosa è attirato dal tessuto connettivo lasso, che fa parte del “tessuto connettivo propriamente detto”, caratterizzato dalla presenza di numerose cellule con tipologia variabile mentre la sostanza amorfa è povera di fibre e non particolarmente densa, si presenta vischioso ed oleoso ed è disposto tra le diverse fasce, muscoli ed organi, ma anche all’interno dei singoli strati fasciali garantendo l’autonomia dei diversi elementi. Il connettivo lasso, dice la professoressa, permette al corpo in movimento l’armonia dello scorrimento interno. I muscoli infatti sono avvolti da questo tessuto ed ogni contrazione, ogni allungamento vengono trasmessi al tessuto connettivo che accompagna il movimento rendendolo fluido e armonioso. L’ipotesi della studiosa, e di molti altri che si sono avvicinati allo studio della fascia, è che questo tessuto, così come facilita il movimento può anche ostacolarlo, o più in generale, così come è coinvolto nel mantenimento di uno stato di benessere ed equilibrio tra le parti, può anche essere causa di dolore. Soprattutto se consideriamo che l’80% delle terminazioni libere dei nervi si trova nel tessuto connettivo sottocutaneo che delimita i muscoli. La rete connettivale è quindi piena di sensori del movimento e di nocicettori (i recettori del dolore), e contribuisce anche alla propriocezione, ossia alla capacità di riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e di percepire il movimento. Gli studi sulla fascia hanno condotto gli studiosi ad ipotizzare che la causa del dolore non risieda solo nei muscoli e nelle articolazioni, ma potrebbe essere legata ad una alterazione delle fasce. Se i muscoli sono deboli, ad esempio per mancanza di movimento, il tessuto connettivo prolifera, si verifica cioè una produzione eccessiva di collagene che ne provoca l’irrigidimento. Strati rigidi e tesi causano dei blocchi, riducono l’azione lubrificante del tessuto connettivo, e questo impedisce ai vari elementi (muscoli, tendini, ecc.) di scivolare tra di loro. Questa mancanza di scorrimento limita la capacità di muoversi generando al contempo dolore. La docente nell’articolo utilizza una metafora di forte impatto, ossia paragona la fascia alla seta: immaginate due strati di seta che scorrono l’uno sull’altro, e poi immaginate la stessa operazione di sfregamento realizzata con del lino grezzo; la sensazione evocata dalla seta è quella che si ha quando le fasce sono “in buona salute”, quando si verifica una alterazione le fasce diventano come lino, fino addirittura ad incollarsi del tutto come fossero velcro. Robert Schleip, psicologo, Rolfer, biologo umano e fisioterapista, studia la fascia da anni presso il laboratorio dell’università di Ulm, in Germania. Egli sostiene, che essendo la fascia presente ovunque, un movimento del braccio si ripercuote sul piede, ossia che ogni movimento non rimane circoscritto alla sola parte che lo esegue e che in esso è coinvolta, ma si trasmette anche a zone limitrofe o molto lontane del corpo. Questo perché la fascia è come una sorta di rete che trasmette la forza meccanica in ogni punto del corpo umano. L’interconnessione delle parti spiega perché una lesione in basso può avere conseguenze in un punto più in alto del corpo. Anche in questo caso la verifica è abbastanza semplice da fare. Se cerchiamo nel nostro album mentale sicuramente troveremo il ricordo di una qualche esperienza capitata a noi o ad altri in cui, in seguito ad un problema ad un piede o ad un ginocchio, si sia manifestato un dolore alla schiena, o in cui una tensione cronica della mano abbia causato un dolore alla spalla. Queste sono situazioni di compensazione, il corpo si adatta assumendo una postura che permetta di non sentire dolore, ma con il tempo porta ad un peggioramento della situazione; ed è vero anche l’inverso, ossia una postura protratta per un lungo periodo di tempo può portare alla fissazione di una parte con una conseguente riduzione di mobilità e dolore. Le fasce, come ogni altra cosa, subiscono l’effetto del tempo diventando meno flessibili, ma sono soprattutto le micro lesioni non diagnosticate a causare dolori: distorsioni, contusioni, ferite, cicatrici post-operatorie, movimenti sbagliati…quei piccoli traumi quotidiani a cui non diamo peso, ma che con il tempo tornano a farsi sentire. Le fasce sono infatti molto sensibili sia a stimoli meccanici come l’attività fisica o la sua assenza, sia a stimoli psicologici come lo stress, e anche una errata alimentazione può influire su di esse. Una volta che questo processo “degenerativo” si è innescato, cosa possiamo fare? Robert Schleip afferma che “chi non si muove, si blocca”. L’attività motoria regolare stimola infatti il tessuto connettivo ed ha effetti anti-fibrotici: entro 72 ore dal movimento i fibroblasti iniziano a produrre nuovo collagene, e materiali molecolari, per sciogliere le catene infeltrite. Tuttavia questo lavoro di rinnovamento è molto lento e lungo, occorre infatti un anno per rinnovare metà del collagene presente nell’organismo. Solo dopo questo periodo sono riscontrabili miglioramenti nell’intera struttura corporea. Ma quando il corpo è ormai compromesso, il movimento non basta, bisogna fare di più. Ed è qui che intervengono tutti quegli approcci, spesso olistici, che agiscono sul connettivo. Come l’agopuntura, oggetto di studio della dottoressa Helene Langevin docente presso la facoltà di medicina di Harvard, a Boston. La quale ha rilevato come la torsione dell’ago nell’agopuntura classica stimoli una reazione meccanica nel connettivo facilitando l’eliminazione del collagene vecchio e la produzione del nuovo. Questo effetto anti-fibrotico si ottiene anche con i lenti e delicati allungamenti delle fasce nello yoga, o con la pressione e gli allungamenti manuali, soprattutto in quelle discipline che hanno come target il tessuto connettivo, come l’osteopatia, il massaggio connettivale, la terapia del trigger point, la manipolazione fasciale, il metodo di distorsione fasciale, e il Rolfing, già citato parlando di Schleip, che unisce alla manipolazione anche una educazione al movimento. Ispirato all’omonimo articolo comparso sulla rivista GEO. Rielaborazione e stesura a cura di Carla Ranalli, Certified Rolfer™ e Rolf Movement Practitioner
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Tra ricerca, tradizione, innovazione e applicazione, in occasione del 125esimo anniversario della nascita di Ida Pauline Rolf, l'Associazione Italiana Rolfing, a partire dal 20 Marzo, ha lanciato una serie di incontri tematici, online e gratuiti, con diversi professionisti del lavoro corporeo, che hanno già integrato, con successo, nel loro flusso di lavoro quotidiano le ultime scoperte sulla Fascia. Un'apertura alla conoscenza di come la geniale intuizione di Ida Pauline Rolf abbia orientato la Ricerca Scientifica e di come le relative scoperte abbiano migliorato la pratica professionale. Rolfing e Feldenkrais Fascia: l’anello di connessione tra integrazione strutturale e funzionale. Data: 20 Marzo 2021 Moderatrice: Marina Blandini - Advanced Rolfer e operatore Rolf Movement Intervengono: Rita Geirola membro della Facoltà europea di Rofling e Rolf Movement, insegnante Feldenkrais, insegnante Pilates Pierpaola Volpones Chair della Faculty Europea del Rolfing Lucia Isabella Grazioli Rolfer™ e Insegnante di Feldenkrais Simone Costa Counselor a mediazione corporea, Rolfer (studente Feldenkrais) Raffaele Viscido Rolfer , Fisioterapista, Mezierista ( studente Feldenkrais) Regia di Eleonora Celli Presidente di FRI – Formazione Rolfing Italia - www.formazionerolfing.it
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Enrico Camilletti - Fisioterapista - si racconta e spiega come dopo aver provato il Rolfing® abbia deciso di intrapendere egli stesso un percorso di formazione per divenire Certified Rolfer™ . Un'interessante contributo rilasciato alla social Radio "byNight Roma" dove spiega come è giunto al Rolfing®, cos'è , come agisce e quali sono i suoi benefici. Radio byNight Roma è una web radio che sfrutta i nuovi media come mezzo principale di trasmissione. Tutte le notti a partire dalle ore 00:00 in diretta alla frequenza FM104.5 Maggiori informazioni su Enrico Camilletti qui
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Tratto dalla serie di video "Conversations with the Rolfing® Faculty", un'interessante video-intervista a Jan Sultan sottotitolata da Rolfing® Veneto. Fonte: YoutTube Jan Henry Sultan è un Certified Advanced Rolfer™ che opera a Los Angeles, California Oggi membro attivo della Faculty del The Rolf Institute® of Structural Integration
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"Perché il percorso proposto da questo scienziato francese del movimento riesce a fondere il lavoro sul corpo, sulla postura e sulle emozioni con una facilità stupefacente. Già responsabile del Dipartimento di Analisi del Movimento dell’Università di Parigi, è studioso e allievo di Ida Rolf, la ricercatrice newyorchese che per prima ha creduto al ruolo centrale della forza di gravità. Terapeuta delle più grandi étoile della danza, Godard lavora anche in Italia: esperto di riabilitazione post operatoria per il tumore al seno, ha contribuito ai gruppi di ricerca del CNR coordinati dall’oncologa e psicologa Gemma Martino." [Davide Burchiellaro (MarieClaire)] Di seguito l'intervista ad Hubert Godard tradotta in italiano da Rolfing® Veneto Traduzioni a cura di Rolfing Veneto • Pubblicato il 5 ott 2017
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Nel mezzo della nostra frenetica vita moderna, è facile trascurare l'intricata sinfonia di movimenti che i nostri corpi compiono ogni giorno. Il Rolf Movement™ è un metodo che risveglia l'allineamento naturale e i modelli di movimento del tuo corpo. Ti invita a riscoprire la bellezza della grazia naturale del tuo corpo. Fermandoti per riconoscere la tua postura, il tuo respiro e i tuoi modelli di movimento, inizi una profonda esplorazione della consapevolezza di te stesso. Riscrivi lo script dei tuoi movimenti quotidiani, Attraverso il Rolf Movement, puoi riscrivere lo script dei tuoi movimenti quotidiani, creando una narrazione di eleganza e fluidità che risuona con il tuo vero io. Quindi, mentre stai leggendo queste parole, prenditi un momento per prestare attenzione a te stesso: Stai seduto davanti al computer o sei in piedi a guardare il tuo dispositivo mobile? Come è posizionato il tuo corpo? Come percepisci il tuo respiro in questo momento? Se sei seduto, prenditi un momento per sentire il tuo bacino appoggiato sulla sedia. Lascialo sostenere il tuo corpo, senti i tuoi piedi toccare il pavimento. Percepisci il tuo respiro riempire e fluire dentro il torace. Prenditi un momento per percepire il tuo bacino e il tuo torace mentre respiri. Se stai in piedi con il dispositivo in mano, alza la testa, guarda lontano, respira e senti il tuo corpo..." Queste semplici auto-osservazioni potrebbero essere l'inizio di una sessione di Rolf Movement: portare consapevolezza sulle abitudini corporee, sui gesti e sui movimenti della vita quotidiana. L'Idea dietro il Rolf Movement Il Rolf Movement è un'estensione del noto metodo di Rolfing® Structural Integration, ideato dalla Dr. Ida Rolf. Mentre la Serie di Rolfing a 10 sessioni si concentra su cambiamenti strutturali per portare il corpo in un allineamento ottimale, Ida Rolf ha sviluppato il Rolf Movement per sostenere e completare questi cambiamenti strutturali. Uno dei pilastri del metodo della Dr. Rolf è la consapevolezza che la gravità è sempre con noi, agendo su di noi. Ha realizzato che un miglioramento dell'allineamento favorisce un movimento grazioso nel campo gravitazionale. Il Rolf Movement si basa sulla comprensione teorica del movimento fisiologico del corpo quando stiamo in piedi, camminiamo e respiriamo nell'abbraccio costante della gravità. Questa comprensione sottolinea l'idea che un allineamento corretto non influisce solo sulla nostra forma fisica, ma influisce anche su come ci muoviamo ed esistiamo nel mondo. Approfondendo le intricazioni fisiologiche di stare in piedi, camminare e respirare, il Rolf Movement individua dove i nostri modelli di movimento naturali vengono interrotti nella vita quotidiana. Il Rolf Movement in Pratica Il Rolf Movement riconosce che per ogni persona ci sia un modo economico, efficiente ed espressivo di eseguire tutto ciò che è necessario nella vita. Questo modo ideale di respirare, camminare e muoversi è legato alle risorse soggettive. Tuttavia, la trama della nostra vita quotidiana è spesso intessuta di abitudini e schemi che si allontanano da questo ideale. Con il Rolf Movement, i Rolfers cercano di colmare il divario tra i due. Possono "leggere" le abitudini individuali e riconoscere i modelli unici dei movimenti della vita quotidiana. Attraverso questa consapevolezza, i praticanti di Rolf Movement possono guidare i loro clienti verso nuovi modelli che esprimono facilità e flusso. Aiutano i clienti a possedere questi cambiamenti, a capire e incorporare come la gravità potrebbe fluire e sostenere i movimenti della loro vita quotidiana. Oggi, l'importanza degli allenamenti posturali e degli insegnamenti continua a crescere, particolarmente per alleviare dolore e disagio. I Rolfers possiedono una comprensione unica che l'allineamento nel campo gravitazionale è un indicatore profondo della salute generale e del benessere. Questo concetto, profondamente radicato nei pilastri della pratica del Rolfing, è la solida base del metodo Rolfing. Fa parte della storia di ogni Rolfer e della loro pratica. Autore: Certified Rolf Movement™ Instructor and Certified Advanced Rolfer® Pierpaola Volpones - Italy Articolo Originale: https://rolfing.org/articles/integrate-new-mobility-patterns-rolf-movement
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Da un recente articolo pubblicato sul sito della European Rolfing Association e.V., a cura di Sabine Becker, emerge un interessante dialogo tra due approcci complementari al movimento e al benessere corporeo: il Rolfing e il Pilates. Protagonista dell’intervista è Marion Reiff, ex tuffatrice olimpionica, oggi Certified Rolfer™ e istruttrice di Pilates, che racconta come la formazione in Rolfing abbia trasformato la sua comprensione del corpo umano e arricchito profondamente il suo modo di insegnare. Secondo Reiff, il Rolfing offre agli insegnanti di Pilates strumenti preziosi per “leggere” la struttura del corpo e i suoi schemi di movimento con maggiore precisione, andando oltre i principi posturali tradizionali. “Ogni corpo è unico”, afferma, “e il Rolfing mi aiuta a riconoscere i movimenti, i blocchi e le compensazioni che emergono nella loro complessità.” Una postura dinamica, non ideale Grazie al Rolfing, la visione della postura cambia radicalmente: non esiste una posizione ideale da mantenere, ma un equilibrio dinamico che varia in base al movimento e alla situazione. Il core e il pavimento pelvico non devono restare costantemente attivi, ma sapersi adattare con flessibilità. Anche la cosiddetta “schiena cava” o la posizione neutra del bacino vengono reinterpretate alla luce dell’anatomia individuale e del principio di movimento naturale. Il Rolfing e il Pilates sono due metodi che si completano Mentre il Pilates modella e rafforza, il Rolfing crea spazio e libertà di movimento lavorando in profondità sul tessuto fasciale. Le tecniche manuali dell’Integrazione Strutturale Rolfing® aiutano ad attivare aree sottoutilizzate e a ridurre le tensioni, rendendo gli esercizi più fluidi e naturali. Il tocco del Rolfer, racconta Reiff, viene percepito come un sostegno delicato e consapevole, che guida il corpo verso un miglior allineamento e una maggiore percezione di sé. Il mantra di Marion Reiff sintetizza perfettamente la filosofia condivisa tra Rolfing e Pilates quando si incontrano: “Non esiste una postura perfetta, ma la capacità di adattarsi al cambiamento.” Un principio che libera il corpo da schemi rigidi e restituisce al movimento la sua naturalezza, rendendo l’allenamento più efficace, sostenibile e adatto alla vita quotidiana. Un invito agli istruttori di Pilates L’intervista si conclude con un consiglio: provare in prima persona una seduta di Rolfing. Solo attraverso l’esperienza diretta, sottolinea Reiff, è possibile comprendere davvero cosa significhi “abitare il corpo” (embodiment) e trasmettere questa consapevolezza ai propri allievi in modo autentico. Per leggere l’intervista completa a Marion Reiff, visita l’articolo originale pubblicato sul sito della European Rolfing Association, clicca qui Articolo originario: Rolfing® meets Pilates: How a different view of the body is revolutionising training Autore: Sabine Becker
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In questo articolo vogliamo offrirvi alcuni spunti di riflessioni tratte dall'articolo di John Panter, “Rolfing® SI as Strategy” pubblicato sul Journal of the Dr. Ida Rolf - Structure, Function, Integration - nel Novembre del 2021. Nell'articolo, John Panter - Certified Advanced Rolfer® - esplora ciò che rende il Rolfing® una disciplina unica all’interno della categoria professionale delle terapie manuali. Descrive come il lavoro di organizzazione del Rolfing SI sia guidato da una vera e propria strategia che sta dietro agli interventi miofasciali. Panter individua nella strategia del Rolfing alcuni elementi comuni alle strategie militari e ne discute attraverso diversi esempi storici. C’è un passaggio, nell’articolo che colpisce per la sua semplicità e potenza: “La parte importante e distintiva del Rolfing SI non è il rilascio miofasciale. La chiave è nella seconda parte del nome: Structural Integration.” Con questa affermazione, Panter ci ricorda qualcosa che tutti i Rolfer sanno, ma che spesso rischiamo di dimenticare nella pratica quotidiana: il Rolfing non è una sequenza di tecniche, ma un modo di pensare e di organizzare il lavoro sul corpo nel tempo. Oltre la tecnica: l’arte di guidare il cambiamento Molte discipline manuali si concentrano sul sintomo, sulla tensione da sciogliere o sul dolore da alleviare. Il Rolfing, invece, guarda alla causa profonda — ciò che nell’organizzazione del corpo crea squilibrio nella relazione con la gravità. È in questa prospettiva strategica che la pratica si distingue: dunque non “vincere battaglie”, ma condurre una campagna di integrazione, passo dopo passo, sessione dopo sessione. Come un generale che studia il terreno e muove le sue forze con visione d’insieme, il Rolfer guida il corpo del cliente verso una nuova organizzazione, rispettando tempi, resistenze, e possibilità del sistema. Ogni intervento manuale, ogni tocco, ogni respiro condiviso è parte di un disegno più ampio. La strategia dell'Integrazione Strutturale Panter paragona il Rolfing alla strategia militare: la tattica vince battaglie, la strategia vince guerre. Nel nostro campo, la tattica è la tecnica manuale; la strategia è la capacità di vedere la persona come un tutto e di orientare il processo in modo coerente e consapevole. È questo che rende il Rolfing una pratica viva, evolutiva, che non si limita a correggere ma integra, collega, armonizza. L’integrazione è un processo che richiede tempo, attenzione e ascolto. Richiede di sospendere il bisogno di “aggiustare” per imparare a seguire, a osservare come il corpo trova la propria via verso un nuovo equilibrio. Ogni Rolfer sa quanto la formazione di base sia solo l’inizio di un percorso di continua ricerca. Come scrive Panter, “non possiamo mai smettere di ampliare la nostra conoscenza del corpo e della mente umana”. Essere Rolfer significa anche questo: coltivare una disciplina interiore, una chiarezza d’intento, una presenza capace di sostenere il processo del cliente con rispetto, curiosità e visione. E per chi si avvicina al Rolfing per la prima volta, l’invito è a pensare oltre la tecnica: a scoprire una pratica che non si limita a “sciogliere tensioni”, ma che riorganizza la vita stessa del corpo nello spazio. Una pratica che insegna, a chi la offre e a chi la riceve, che il cambiamento vero nasce da una visione più ampia.
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JAMIE STONE condivide con noi la sua esperienza con il Rolfing® e ci racconta come questo metodo le abbia donato sollievo al mal di schiena che quotidianamente la affliggeva a livello lombare: "... Una cosa che il Rolfing® mi ha davvero insegnato è quanto sia importante muovere il tuo corpo, specialmente quando superi i trenta (..) Non ho più quei terribili dolori alla parte bassa della schiena. Se hai mai provato qualcosa di simile, so che probabilmente sarai d'accordo con me! ..." LEGGI L'ARTICOLO ORIGINALE QUI Pubblicato su hellogiggles.com Autore: JAMIE STONE - 31 Maggio, 2018 Articolo in inglese su European Rolfing® Association
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Questo metodo parte dal presupposto che esiste correlazione tra forza di gravità e funzionamento armonico del corpo umano. Quanto più il corpo è allineato, tanto più la gravità può fluire. Ciò è anche possibile grazie alla plasticità del tessuto connettivo che permette al corpo di cambiare forma. Attraverso un tocco sensibile e deciso, il Rolfer agisce per liberare il corpo dalle sue restrizioni e riallineare la postura rispetto al campo di gravità, rendendola al contempo più armonica ed equilibrata. "Quando il corpo riesce a lavorare in modo appropriato, la forza di gravità può fluire attraverso di esso. Quindi spontaneamente il corpo guarisce se stesso" (Dr. Ida P. Rolf) Obiettivi del Rolfing • Aumentare il benessere individuale • Rendere il movimento più fluido ed efficiente • Migliorare la consapevolezza del proprio corpo Il Rolfing è un metodo che può essere utilizzato per riconoscere e provare a superare problematiche esistenti, che si possono ad esempio manifestare con mal di schiena, dolori cervicali, instabilità delle caviglie, periartriti scapolo-omerali ecc, ma anche come approccio preventivo per aiutare a mantenere e migliorare il proprio stato di benessere.
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Pretraining: “Spectrum Rolfing®” Italian Association Rolfing ® announces the first of three rounds of pretraining to be held in Bologna: 21-23 April 2017 , Spectrum for Living Anatomy (Anatomy). Recall That pretraining each of the seminars is not required but highly recommended: the participation in the seminar of Anatomy will be helpful for Completing the thesis for admission to basic training and will help to approach and deepen the anatomy from the Rolfing perspective. Registration for this seminar will close on March 31, 2017. For dates of other seminars, the form to register and other information visit
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Oggi vi proponiamo una storia di successo pubblicata sul sito ufficiale dell'European Rolfing Association (“Fascial Training Meets Rolfing®”, rolfing.org), in cui Markus Rossmann, Certified Rolfer® ed esperto di Fascial Training, racconta il suo percorso professionale e l’innovativo incontro tra Rolfing®. Questo articolo conferma ancora una volta come la sinergia tra approcci manuali e movimento consapevole rappresenti una delle direzioni più promettenti per il benessere e la prevenzione. Dalla scienza dello sport al Rolfing® Rossmann, con una formazione in scienze motorie e riabilitazione, si è avvicinato al Rolfing® dopo aver sperimentato personalmente i suoi benefici. L’approccio olistico e la qualità del tocco tipici del Rolfing® hanno segnato profondamente la sua carriera, portandolo a integrare queste competenze con le più recenti scoperte sulla fascia.Rossmann ha sviluppato metodi come il “Fascial Walk”, una camminata consapevole che migliora salute e postura, e “Treatment in Motion”, che combina trattamento manuale e movimento per risultati più duraturi. Questi approcci si basano sull’idea che la salute sostenibile si ottiene solo integrando esercizi mirati e movimento consapevole nella vita quotidiana. Il valore unico del Rolfing® Secondo Rossmann, il Rolfing® si distingue per la sua visione globale della persona e la capacità di lavorare sia sulla struttura fisica che sugli aspetti psicologici. L’attenzione alla fascia e la formazione approfondita dei Rolfers® offrono strumenti unici per affrontare squilibri e promuovere il benessere a lungo termine. Rossmann sottolinea come le recenti ricerche scientifiche abbiano dimostrato l’importanza della fascia nella salute e nella prevenzione. Prevede che, in futuro, nessun terapista potrà prescindere da una solida formazione sul lavoro fasciale, e che i Rolfers® avranno un ruolo sempre più centrale anche in ambito clinico e riabilitativo. Consigli ai nuovi Rolfers® Rossmann invita i nuovi professionisti a perseverare, continuare a formarsi e sviluppare uno stile personale, sottolineando come la creatività e la curiosità siano fondamentali per la crescita nel campo del Rolfing®. Questo articolo/intervista a Markus Rossmann dimostra come l’integrazione tra Rolfing® e fascial training rappresenti una frontiera innovativa per il benessere e la prevenzione, valorizzando la formazione dei Rolfers® e il ruolo centrale della fascia nella salute globale della persona. Fonte: leggi l'articolo originale Interview partner: Markus Rossmann, Certified Rolfer®, fascia and health expert Interview and editing: Sabine Becker Photo: Copyright © Bicom and Markus Rossmann private
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Rolfer™, professionisti del settore, stampa e semplici curiosi: sono stati molti quelli sabato 1° ottobre hanno riempito la Sala Conferenze della Fiera di Ferrara, per partecipare al congresso internazionale sul Rolfing® S.I. dal titolo “Una visione pionieristica del funzionamento del corpo umano nel campo della gravità e nell'uso della fascia”. A partire dalle ore 10.00 si sono alternati sul palco alcuni dei Rolfer Italiani e all'evento ha partecipato in videoconferenza anche il Dr. Robert Schleip, autentico luminare negli studi sulla Fascia. Ecco una sintesi degli interventi principali. Ad aprire il congresso è stata Daniela Donati, presidente di Associazione Italiana Rolfing, con i saluti di rito ai partecipanti e a chi ha permesso all’intera fiera EDENICA di svolgersi, il collega e Rolfer, Andrea Brighi.. Il secondo intervento è stato quello dell'insegnante internazionale di Rolfing, Pierpaola Volpones, che ha narrato la vita di Ida Rolf in modo appassionato ed appassionante, intrecciando il racconto di vita privata della fondatrice del Rolfing con gli incontri di altri scienziati del suo tempo, la sua personalità con l'attuale visione del corpo prevista dal Rolfing. Il Rolfer Nicola Carofiglio ha spiegato l'esperienza più 'fisica' di questa professione, raccontando e mostrando ai presenti come la percezione delle proprie mani cambia col variare della postura. L'intervento del Dr. Robert Schleip, Rolfer e ricercatore di fama internazionale nel campo della fascia, in videoconferenza, ha comunicato alla platea gli ultimi risultati delle nuove ricerche sulla fascia. I Rolfer sono stati i primi a parlare di fascia e a intuirne le straordinarie capacità. Oggi, però, il mondo della scienza ha scoperto la fascia come terreno fertile di ricerca, poiché si sono evoluti gli strumenti tecnici, ora in grado di misurare questo tessuto connettivo attraverso ecografi ad ultrasuoni di alta definizione. In tal senso, le ricerche più significative sono risultate essere quella di Langevin sull’importanza della fascia lombare e la sua correlazione al mal di schiena; quella di Schilder, che evidenzia la differenza tra dolori muscolari e fasciali; quella di Bove, che studia le aderenze nel peritoneo nei topi, con e senza 'massaggio miofasciale'. La prima relatrice delle sedute pomeridiane del Congresso è stata la fisiatra e Rolfer Giovanella Pattavina, il cui intervento ha dimostrato alcuni paralleli interessanti tra il lavoro del dott. Bates (il cui metodo insegna ad utilizzare gli occhi, la loro muscolatura e la mente stessa in modo consapevole) e quello della dott.ssa Ida Rolf. Successivamente il Rolfer Elmar Abram e il collega Rolfer e Osteopata Andrea Meynardi hanno presentato alla platea di Ferrara un metodo per aiutare musicisti affetti da distonia focale: il Musireset®, il cui inventore è lo stesso Abram. Dopo aver illustrato la tecnica, Meynardi e Abram hanno fatto raccontare al violinista Alessandro Bares la sua testimonianza. Dopo ben 15 anni in cui era stato costretto ad interrompere la sua attività, grazie al Musireset, il musicista oggi è tornato a fare concerti! Il Convegno si è concluso con il contributo di Pierpaola Volpones, che ha spiegato a fondo, grazie al racconto diretto di alcuni professionisti, perché il percorso di formazione per diventare Rolfer è così speciale. Marcel Teeuw, Rolfer™ Certificato.
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Pratica dell'Integrazione Strutturale Rolfing® Il percorso del Rolfing avviene con un ciclo di dieci sessioni individuali eseguite da un operatore, il Rolfer™, che può praticare questo metodo solo dopo aver eseguito un rigoroso percorso di formazione. Ogni sessione dura circa un'ora e si basa su un tema, personalizzato per ciascun individuo. Il Rolfer dedica del tempo a un colloquio preliminare con il cliente, quindi osserva il corpo della persona in posizione eretta e in movimento per "leggerne" le principali caratteristiche. Poi, anche grazie a un tocco sensibile e deciso al tempo stesso, il Rolfer libera le restrizioni e armonizza gli schemi motori che spesso costringono i nostri tessuti in tensioni permanenti. Generalmente, la sessione si svolge con il cliente sdraiato su un lettino e termina con il cliente in piedi: questo aiuta il cliente stesso a percepire i cambiamenti avvenuti. Attraverso il tocco, la ricerca di una coordinazione motoria più efficiente e l'affinamento della percezione di sé, il Rolfer favorisce l'integrazione psicofisica del cliente. Completato il ciclo di dieci sessioni di base e dopo aver lasciato trascorrere un periodo di tempo appropriato per consentire ai cambiamenti di sedimentarsi, è possibile approfondire il percorso intrapreso ricevendo brevi cicli di sedute post-10. Un'altra attività che ben si integra e favorisce l'incorporare del ROLFING è il ROLF MOVEMENT™.
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Un recente articolo della Certified Advanced Rolfer® Karen S. Price offre due approfondite riflessioni su come abbia supportato bambini piccoli con paralisi cerebrale spastica. Sebbene non si tratti di studi clinici, questi casi forniscono preziosi spunti su come il lavoro manuale sulla fascia possa influenzare il movimento, la postura e la consapevolezza corporea nei bambini. Leggi l’articolo completo su ESMED I due casi descrivono come sessioni regolari di Rolfing, condotte dalla Rolfer® Karen S. Price, abbiano portato a cambiamenti percepibili – non solo in aspetti misurabili come coordinazione o postura, ma anche nel modo in cui i bambini si sentivano e si esprimevano. Genitori e terapisti hanno osservato che i bambini si muovevano con maggiore facilità, mostravano meno rigidità e sviluppavano più fiducia e gioia nel movimento. Queste esperienze riflettono un principio fondamentale del Rolfing® : migliorare non solo la funzione, ma anche la qualità del movimento e la relazione del corpo con la gravità e lo spazio. Sebbene osservazioni individuali non possano essere generalizzate, esse invitano a riflettere su come il Rolfing® possa integrare altri approcci terapeutici, migliorando la consapevolezza corporea e sostenendo schemi di movimento più integrati. Fonte: Certified Advanced Rolfer® Karen S. Price, BA, CAR: “Reflections on the Benefits of Myofascial Management in Young Children with Spastic Cerebral Palsy: Two Case Studies”, in European Society of Medicine, Vol. 13, Issue 8, agosto 2025 Abstract originario: https://rolfing.org/articles/success-stories/reflections-working-children-cerebral-palsy Autrice: Sabine Becker
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Importanza Anatomica dell'Iliopsoas In una recente intervista con il SZ-Magazin tedesco, il rinomato fisioterapista sportivo d'élite Klaus Eder ha sottolineato l'importanza del flessore dell'anca per il nostro corpo e come alcune abitudini possano danneggiare questo muscolo cruciale. Eder, che ha supportato la squadra nazionale di calcio tedesca per oltre 30 anni, ha spiegato che i problemi con il flessore dell'anca, tecnicamente noto come iliopsoas, si verificano spesso, specialmente in sport come il calcio, dove il muscolo è fortemente sollecitato durante i rapidi cambi di direzione e gli impatti elevati. L'approccio pratico di Klaus Eder alla terapia manuale è stato fortemente influenzato dalla Dr.ssa Ida Rolf e dal suo metodo di Integrazione Strutturale Rolfing®, così come nella sua diagnostica e nel suo pensiero fondamentale. Secondo le sue stesse dichiarazioni, ha beneficiato a vita in questi ambiti dalla sua partecipazione personale a un seminario avanzato tenuto dalla Dr.ssa Ida Rolf a Dallas, Texas, per un circolo di esperti internazionali di terapia manuale. Dal 2012, ha inoltre mantenuto un vivace scambio con il Rolfer® e ricercatore della fascia Dr. Robert Schleip attraverso regolari corsi di formazione congiunti, articoli specialistici, apparizioni televisive e altre attività. "Senza dubbio, la profonda apprezzamento di Klaus Eder per l'importanza del muscolo iliopsoas è stata anche modellata da questo significativo background di Integrazione Strutturale Rolfing®." Dr. Robert Schleip Importanza Anatomica dell'Iliopsoas L'iliopsoas si estende come la connessione muscolare più cruciale tra le gambe, il bacino e il tronco, dal diaframma alla coscia e svolge un ruolo decisivo nella flessione dell'anca e nella stabilizzazione della parte superiore del corpo. Tuttavia, molte persone trascurano questo importante muscolo, il che può portare a accorciamenti e aderenze. "La fascia circonda l'iliopsoas e lo aiuta a tendersi o rilassarsi. Se è limitata, il muscolo rimane accorciato, portando a problemi posturali." Klaus Eder Una fascia ristretta potrebbe ostacolare l'apporto di ossigeno alla regione dell'anca e irritare il plesso nervoso circostante, causando dolore irradiato, formicolio o intorpidimento nella schiena e nelle gambe. Secondo Eder, la carenza di ossigeno nell'area pelvica e dell'anca potrebbe persino innescare processi degenerativi che possono causare artrite. Effetti sul Corpo Secondo Eder, un iliopsoas contratto può portare a mal di schiena e influenzare l'intera parte superiore del corpo, specialmente nelle persone che stanno molto sedute. Un carico improprio può portare a un rapido consumo delle articolazioni. Il muscolo contratto può influenzare il sistema nervoso e causare dolore dall'inguine al ginocchio, nonché difficoltà respiratorie e problemi digestivi. "Come cosiddetto 'muscolo dell'anima', l'iliopsoas ha una forte influenza sulle esperienze emotive e può suscitare reazioni inaspettate come il pianto o la risata quando viene toccato. È chiamato un 'breakthrough emotivo'. Questo perché il flessore dell'anca è anche collegato ai centri delle emozioni nel nostro cervello attraverso il sistema nervoso autonomo. Per questo è molto influenzato dallo stress, specialmente quando diventa cronico." Klaus Eder Approcci Pratici alla Salute dell'Iliopsoas Tuttavia, il fisioterapista sportivo d'élite offre speranza e spiega che ci sono modi per rilassare il flessore dell'anca e prevenire i disturbi. Questi includono pause di movimento regolari in ufficio, esercizi di stretching mirati e pratiche di yoga che mobilitano le anche e sciolgono i muscoli. In definitiva, Eder sottolinea l'importanza di uno stile di vita sano, che include sufficiente esercizio fisico, una dieta equilibrata e l'astensione da sostanze nocive come alcol e nicotina. Attraverso queste misure, possiamo rafforzare il nostro trascurato flessore dell'anca e così contribuire significativamente al nostro benessere olistico. Supportare l'Iliopsoas attraverso l'Integrazione Strutturale Rolfing® Nonostante il metodo di Integrazione Strutturale Rolfing® condivide certe caratteristiche con altre forme di manipolazione miofasciale e educazione al movimento, ci sono diversi aspetti che rendono questo metodologia abbastanza unica. Tra questi vi è la progressione sistematica dell'attenzione delle prime sessioni di trattamento dai tessuti più superficiali verso quelli più profondi (e più intrinseci) nelle sessioni successive. Come elemento chiave, il muscolo psoas, situato davanti alla colonna lombare, viene infine approcciato dopo diverse sessioni preparatorie. "Gli effetti di una relativa ri-sintonizzazione del muscolo psoas sono solitamente immediatamente osservabili sia dal cliente che dal praticante." Dr. Robert Schleip Nella cosiddetta “Psoas Walk” (come è stata chiamata dalla fondatrice del metodo, Dr.ssa Ida Rolf), il bacino partecipa più fluidamente al movimento oscillante delle gambe. "Per me, anche dopo diversi decenni di familiarità con il metodo Rolfing, questo è ancora un momento molto magico nella serie di trattamenti e uno dei ‘segreti’ della potenza di questo lavoro." Dr. Robert Schleip Il lavoro di Klaus Eder è stato onorato con il "Clinical Pioneer Award" dalla Fondazione di Ricerca Ida P. Rolf al Congresso Internazionale sulla Ricerca della Fascia a Washington DC nel 2015. "Posso confermare che Klaus Eder considera questo riconoscimento con un grado simile di orgoglio e gratitudine rispetto alla Croce Federale al Merito conferitagli nel 2020." Dr. Robert Schleip Fonte: European Rolfing Association - Quotes translated from German publication: “Wir sollten gut auf unseren Hüftbeuger aufpassen”, an interview by Simeon Koch published in the German SZ Magazin on 9th January 2024 Foto: Cover photo of Klaus Eder (left in picture) and Dr. Robert Schleip, copyright © Dr. Robert Schleip














